Brexit e Grexit : segnali di rivolta globale conto la solita politica

Scritto il alle 9:27 da [email protected]

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Il comportamento febbrile dei mercati finanziari in vista del referendum del Regno Unito il 23 giugno, dimostra che l’esito influenzerà le condizioni economiche e politiche in tutto il mondo molto più profondamente di quel 2,4% di peso della Gran Bretagna sul PIL mondiale.
In primo luogo, il referendum “Brexit” fa parte di un più ampio fenomeno globale:  una rivolta populista contro i partiti politici stabiliti, contro le condizioni imposte da una minoranza di persone sempre e comunque legate al potere economico e finanziario, che si occupa sempre più degli interessi di pochi. I sondaggi indicano che gli elettori britannici favorevoli al Brexit, hanno prevalentemente un livello di istruzione medio basso ( non oltre la scuola superiore ), mentre laureati e professionisti sembrano in maggioranza appoggiare il Bremain, ma la differenza non è cosi netta.
In Gran Bretagna, la Germania e in tanti altri paesi, si stanno verificando fenomeni di contestazione simili in condizioni economiche simili. Anche il fronte pro Trump negli Usa può essere considerato come una espressione dello stesso sentimento di disagio. Eppure Gran Bretagna, Germania, Austria, Usa e non solo, sono tornati più o meno alla piena occupazione, con tassi di disoccupazione di circa il 5%. Ma i salari sono più bassi per i nuovi posti di lavoro, mentre nei paesi periferici la disoccupazione giovanile dilaga, la sfiducia nel sistema cresce, e gli immigrati sono diventati recentemente il capro espiatorio per tutti i mali sociali dell’Europa.

PinkFloyd

Ma non è solo un fenomeno populista, e non si deve pensare che il disagio e la protesta, che sfociano in un sempre più diffuso sentimento anti- europeista, siano limitati alle classi sociali più svantaggiate. In molti paesi la protesta coinvolge persone ad elevata scolarizzazione, e si manifesta attraverso l’astensione dal voto ( in Italia ormai vicina al 50%), o il disinteresse verso la politica, che non fa altro che favorire il mantenimento dello status quo, perché si smette di credere nel cambiamento. La scarsa fiducia nel futuro ha come conseguenza il blocco degli investimenti. Il grado di sfiducia dei dirigenti d’azienda, dei professionisti, verso i politici tradizionali e gli “economisti ufficiali” è evidente.

In Gran Bretagna, dopo mesi di dibattito sul Brexit, dopo tutti i voluminosi rapporti di FMI, Ocse, Banca di Inghilterra ecc, che mettono in guardia sulle conseguenze economiche di un abbandono dell’UE, solo il 37% degli elettori è d’accordo che la Gran Bretagna starebbe peggio economicamente lasciando l’Unione europea, mentre un anno fa’ era il 38%!
Questo è il secondo motivo per cui il risultato del Brexit potrebbe fare eco in tutto il mondo. L’eventuale Brexit sarà la prima grande prova dal fatto che sia gli esperti che i mercati hanno perso potere di influenzare e quindi consenso, a favore di quelle formazioni politiche che sfidano apertamente il sistema.

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Non dimentichiamoci una cosa però : un anno fa’ il Popolo Greco decise apertamente e coraggiosamente di andare incontro ai “territori inesplorati del Grexit”, piuttosto che rimanere schiavo di un sistema che pur di mantenere lo status quo distruggerebbe intere nazioni. Poi però la stessa politica che sembrava voler sfidare il sistema, ha tradito quella scelta, lasciando tutto così com’era. Se il 23 giugno vince il fronte del Brexit, sarà una svolta con conseguenze potenzialmente globali, e i poteri forti a quel punto dovranno rispondere.

Ma se le conseguenze per la Gran Bretagna saranno davvero così nefaste, allora questo potrebbe rivelarsi ben presto un boomerang per i partiti contrari all’Unione, e si finirebbe per “non scegliere” solo per la paura di peggiorare le cose. Ma così non si costruisce nessun futuro. Io dubito dubito fortemente che vincerà il Brexit, ma non nascondo che lo scorso anno ho sperato che quel “NO” del popolo Greco potesse portare uno scossone, e mettere in discussione qualcosa che ci è stato imposto.

Oggi la storia si ripete e ammonisce che, qualunque sarà l’esito, “L’Euro non può essere considerato un processo irreversibile a prescindere” e nessuno può permettersi di considerarlo tale…

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Pink Floyd The Wall – GoodBye Blue Sky….

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