La Fed alza i tassi a giugno? Io non ci credo…

Scritto il alle 9:21 da [email protected]

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…e vi spiego perchè. Nel verbale della riunione del 26-27 aprile, il FOMC ha adottato un tono moderatamente “falco”. Il comitato sembra ottimista sulle prospettive economiche a breve termine, e la maggior parte dei partecipanti ritiene che se i dati macro dei primi tre mesi si confermeranno ( e non lo stanno facendo) “probabilmente” potrebbe essere opportuno aumentare i tassi nella riunione di giugno. E hanno citato a sostegno di questa nuova impostazione, i dati sul mercato del lavoro e i dati sull’inflazione. Eppure soltanto 7 giorni fa’, la presidente Janet Yellen parlava della possibilità che anche la Fed in futuro, ed in caso di situazione critica, potrebbe adottare tassi negativi.

Tuttavia, la maggior parte dei membri del comitato ora sembrano orientati verso due rialzi dei tassi, se non tre, quest’anno….e apriti cielo, soprattutto sul Forex. Ok, le richieste di disoccupazione sono a minimi storici da 30 anni…

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Ma vi ricordate quando Bernanke aveva fissato la fine del QE al raggiungimento del famoso 6,5% di tasso di disoccupazione? A quanto è dovuto arrivare quel tasso?

Io non credo ad un rialzo così prossimo. A giugno ci sono due episodi importanti che la Fed non può non considerare, referendum Brexit, elezioni in Spagna, e vedrete che anche la Grecia rispunterà fuori entro quella data. Senza contare le elezioni presidenziali usa alle porte.

All’inizio di quest’anno, la preoccupazione maggiore degli analisti erano le condizioni della manifattura Usa. Poi i dati dell’Ism dello scorso mese, hanno fatto pensare ad una stabilizzazione della situazione, ma i dati poi si devono confermare.

Oggi è uscito il secondo dei 5 indicatori che, nei rispettivi distretti, analizzano l’andamento della manifattura Usa, l’indice manifatturiero della Fed di Filadelfia, e il commento di apertura del report è il seguente :

Le imprese che hanno risposto al Manufacturing Outlook Survey business hanno continuato a segnalare una crescita tenue questo mese. L’indicatore dell’attività generale è rimasto sostanzialmente invariato a maggio ( lievemente negativo ). Altri indicatori riflettono una certa debolezza generale. L’indicatore per l’occupazione è migliorato, ma è rimasto negativo. Le previsioni di attività futura dei produttori sono leggermente migliorate rispetto al mese scorso, nel complesso, ma continuano a suggerire fiducia nella crescita futura.

In sostanza, le cose non vanno poi cosi bene ma “sembra” ci sia fiducia in una maggiore crescita futura. Graficamente la situazione è la seguente (elaborati dall’ottimo dshort.com).

L’indice di Filadelfia:

Philly-Fed-GAC-3-MA

E poi gli indici dei 5 distretti tutti insieme, ricordo che in settimana è stato diffuso il New York Empire Index, di nuovo in negativo.

A me non sembrano tanto messi bene. Siamo d’accordo che la manifattura pesa solo per il 15% sul Pil Usa, e contribuisce poco in termini di occupazione rispetto ai servizi, ma se i dati sono questi dove sono finiti tutti i rischi che fino al mese scorso facevano parlare di recessione?

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Inoltre attenzione, perché la seppur lieve ripresa della manifattura Usa dei primi tre mesi dell’anno, è avvenuta in un contesto in cui anche i Pmi Cinesi erano fortemente migliorati, ma stiamo attenti alla stagionalità. La stagione delle trimestrali non è ancora finita, e gli utili per azione sono in discesa, lo abbiamo già visto.

L’impressione è che la Fed non abbia più il controllo della situazione, e che la politica accomodante si sia protratta troppo a lungo, imbrigliandola letteralmente, e ora si deve uscire da questa situazione in qualche modo. Fino ad ora però la Fed almeno ha avuto il controllo del mercato finanziario, rischia di perdere anche quello?

 

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