Tassi Negativi : i nuovi Terminator economici

Scritto il alle 9:57 da [email protected]

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La scorsa settimana le maggiori banche italiano hanno rilasciato l’ultima trimestrale dell’anno, e i risultati preliminari del 2015, evidenziando una continua diminuzione del margine di interesse.

Quello che sta vendendo fuori è che le banche centrali si sono intrappolate in un esperimento dagli esiti ignoti, che non solo non sta portando alcun risultato reale, ma adesso rischia addirittura di aiutare la fase recessiva.

La situazione è la seguente : un manipolo di banchieri centrali, nel corso degli anni ‘90 ha adottato l’Inflation Targeting  come strategia di condotta della politica monetaria.

In senso stretto per Infation Targeting si intende quel regime dove l’obiettivo principale della politica monetaria è rappresentato dal raggiungimento di un certo livello, reso noto agli operatori, del tasso di inflazione.

Tutto qui, il loro obbiettivo è inflazione al 2% e stop, nessun obbiettivo in termini di disoccupazione, nessun target in termini di crescita del Pil pro capite, e via dicendo ….. nulla.

Ma perché proprio il 2%? E’ come se questo fosse un numero magico, la variabile centrale di un modello macroeconomico globale che una volta raggiunto garantisce la crescita economica, la stabilità dei prezzi e la ripresa dell’ occupazione.

Ma non è vero! Questa storia dell’ inflazione al 2% è come il famoso rapporto tra deficit/pil al 3%.

Non vi è teoria economica, non vi è nessuno studio, ricerca o dato empirico che indichi un’inflazione al di sotto del 2% come obiettivo ottimale di stabilità dei prezzi.

Guardate questa infografica del WSJ pubblicata da Zero Hedge.

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Sta succedendo praticamente questo. Le banche centrali hanno sperimentato l’inutilità dei programmi di acquisto di titoli di stato nello stimolare direttamente l’economia, ed ora stanno cominciando a sondare il territorio minato dei tassi negativi.

La redditività delle banche, che sono l’elemento centrale del sistema, è già stata provata da anni di recessione, e in ultimo dalla difficoltà di incassare i crediti, tanto che alcune rischiano seriamente il default.

Negli ultimi anni, il margine di interesse, che dovrebbe essere la principale voce dei ricavi di una banca, si sta progressivamente e inesorabilmente contraendo, con le banche che sono costrette a tartassare i correntisti con le commissioni.

Per cui i tassi negativi,  che in teoria dovrebbero far ripartire i crediti, nella realtà fanno contrarre ancora di più i crediti, perché indebolendo le banche, in un presenza di capitali limitati, le costringono a chiudere ancora di più i rubinetti del credito.

Banche deboli indeboliscono ulteriormente l’economia,  e i responsabili delle politiche monetarie, anziché chiedersi che cosa stanno facendo, abbassano ancora di più i tassi in una spirale di autodistruzione.

Nel frattempo, i titoli bancari crollano, trascinano giù le borse, e questo ha un ulteriore effetto recessivo sull’economia reale.

Secondo quanto pubblicato da ZeroHedge le banche tedesche guadagnano circa il 75% del loro reddito dal margine di interesse, anzi guadagnavano….e ora?

E non dimentichiamoci del rischio molto serio di vedere a breve qualche fallimento di una o più big del settore Energy & Commodities a causa dello scoppio della bolla delle materie prime.

Buon inizio settimana…e cautela…

 

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