Petrolio : un intero settore rischia il collasso

Scritto il alle 10:00 da [email protected]

 oil

Una delle bolle speculative degli ultimi anni ha riguardato il petrolio, schizzato pochi anni fa fino ad una massimo di 146 dollari al barile.

Una manna per l’industria petrolifera che ha moltiplicato i profitti, e una maledizione per la gente, alle prese con il caro benzina e caro bollette in un contesto già difficile. Quella folle corsa dei prezzi, pilotata abilmente dalle lobby dell’industria dell’oro nero, a mio parere è stata una delle principali cause del nefasto ciclo economico che abbiamo vissuto, soprattutto in Italia : il costo del gasolio che in meno di 5 anni in passa da 1 € ,a sfiorare i 2 €,  e più che sufficiente per deprimere un’economia che importa energia.

Ora si sta verificando l’effetto contrario : chi ha lucrato rischia il fallimento, e a rimetterci saranno comunque e sempre gli investitori.

Costo medio di produzione per barile

Costo medio di produzione per barile

La tabella riepiloga il costo medio di produzione per barile di petrolio : siamo ampiamente sotto il break even per molti paesi, con conseguenze drammatiche per intere economie.

La Russia ad esempio, è uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo, ha tassi di interesse al 11% ( è arrivata fino al 17% ) per cercare di sostenere la sua moneta : ogni dollaro in meno al barile perde 2 miliardi di guadagni.

La Nigeria, è il più grande produttore di petrolio del continente Africano, ha un’economia quasi totalmente legata al petrolio : il settore energy rappresenta l’80% delle entrate governative e il 90% delle esportazioni del paese.

In questa guerra dell’oro nero ci saranno vincitori e vinti, ma i mercati sono tutti correlati e nessuno è davvero esente da ripercussioni.

 

Companies

 

Nell’immagine ci sono le 10 maggiori compagnie petrolifere al mondo ( scusate la qualità, l’infografica è qui ). Due di esse sono Russe : si tratta aziende enormi, con ingenti investimenti in immobilizzazioni, con personale ben pagato, e un forte peso politico oltre che economico.

Guardate ad esempio, cosa ha comportato il calo del prezzo del petrolio sull’Eps dell’americana Exxonmobil fino al trimestre scorso:

 

Exxon - Utili per azione da Csimarket.com

Exxon – Utili per azione da Csimarket.com

Nella tabella iniziale del post, abbiamo visto il costo medio di produzione, che è dato dalla somma del costo di estrazione e dei costi operativi : quelsti ultimi rappresentano mediamente oltre la metà del totale, con la conseguenza che la prima voce di spesa che si presumibilmente si taglia è il personale, e le stime di qualche mese fa parlano di oltre 250.000 lavoratori licenziati nel settore Gas&Oil a livello globale, ma a me sembra una stima ottimistica.

Ma il collasso del settore petrolifero, avrebbe effetti anche sul settore bancario. Guardate cosa è successo all’indebitamento del colosso Usa nell’ultimo anno:

 

Debt to Equity Exxon - da Csimarket.com

Debt to Equity Exxon – da Csimarket.com

 

La situazione ai prezzi attuali può degenerare rapidamente. Non tutte le compagnie petrolifere sono dei colossi, e se Exxon ha un rapporto di indebitamento ancora relativamente basso, molte compagnie medio piccole sono già a rischio fallimento.

Se il prezzo del greggio resta basso e iniziano i fallimenti…attenzione alle banche.

L’Arabia Saudita, è il maggiore esportatore di petrolio al mondo, è il più influente membro dell’ Opec e può contare sul 20% delle riserve mondiali : potrebbe sostenere i prezzi del petrolio a livello mondiale tagliando la propria produzione, ma non è detto che lo farà, forse per mettere in difficoltà la fiorente industria americana dell’olio di scisto.

Faccio però un’altra considerazione, guardando all’unico possibile futuro.

I combustibili fossili sono i principali responsabili del riscaldamento globale, e dei conseguenti cambiamenti climatici di cui stiamo sperimentando le prime drammatiche conseguenze.

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Attualmente in tutto il mondo, solo il 2,7% dell’energia viene prodotta da fonti rinnovabili : ma in Danimarca siamo arrivati al 20%, in Germania si punta ad arrivare al 100%, in Italia siamo al 17%, cifre impensabili fino a qualche anno fa’.

L’energia del prossimo futuro deve obbligatoriamente essere quella rinnovabile ( fotovoltaico, eolico, idrogeno ).

Sperando che l’accordo di Parigi sul clima venga almeno in parte rispettato, per avere almeno il 50% di possibilità di restare al di sotto della soglia dei 2 °C di aumento della temperatura media globale, bisogna drasticamente ridurre le emissioni di gas serra, ormai lo sanno anche i bambini. Quindi ridurre l’utilizzo dei carburanti fossili, ma esattamente quanti di meno?

Lo hanno calcolato alcuni ricercatori che hanno pubblicato la loro ricerca su Nature (qui): riguardo il petrolio, gli studiosi stimano che che bisognerebbe ridurne l’utilizzo di un terzo di quello custodito nelle riserve mondiali note. Questo equivale a lasciare sotto terra di tutto il petrolio delle riserve dell’Arabia Saudita. Vi sembra Impossibile?

La radiazione solare che cade sulla terra in una sola ora, equivale a tutta l’energia consumata dall’intera umanità in un anno!

Insomma ci sarebbe da chiedersi a chi serve il petrolio oltre ai petrolieri. L’energia del domani è il solare in combinazione con i sistemi di Energy Storage che sono in continua evoluzione.

E se la Toyota ha annunciato che entro il 2050 produrrà solo auto ibride e a idrogeno….allora sarebbe ora che i paesi produttori si riconvertissero alle nuove fonti di energia…

 

 

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