Wall Street : la musica si sta fermando

Scritto il alle 10:15 da [email protected]

 

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Facciamo un passo indietro di una settimana. Lo scorso venerdì 14 dicembre, nell’ultima seduta della settimana Pre – Fomc, i mercati erano profondamente in rosso. L’Europa si è “appoggiata” sui supporti di lungo periodo, cosi come il mercato cinese. Gli Usa invece tanto per cambiare, a metà seduta hanno invertito la rotta e guidato il rimbalzo, dopo che nell’intraday l’S&P aveva rotto la soglia dei 2000 p.ti toccando un minimo a 1993. Solo tre giorni dopo, nel mercoledì del primo aumento dei tassi, l’S&P era di nuovo a 2080. La Fed ha finalmente aumentato i tassi, e i mercati hanno festeggiato, almeno inizialmente. Tutto come da copione….si è trattato solo del Pre – Fomc Annuoncement Drift ( ne abbiamo parlato qui ). E il giorno dopo, il mercato Usa è di nuovo crollato.

E’ proprio come nel film “Il Giorno della Marmotta” dove il protagonista, il grande Bill Murray ( il dottor Venkman di Ghostbusters) si ritrova a rivivere sempre lo stesso giorno.

Durante la conferenza stampa Janet Yellen ha spiegato la decisione dicendo che tutti gli obbiettivi di occupazione, di crescita e di inflazione della Fed sono stato raggiunti. Ha poi affermato che “i cicli di crescita economica  non muoiono di vecchiaia”.

In America, ci sono moltissimi blog che parlano già da tempo del rischio recessione in Usa. Quello che è sotto gli occhi di tutti è che i dati macro americani già da un anno danno segnali di rallentamento, mentre i mercati li hanno costantemente e pericolosamente ignorati.

Possibile che dopo tutti questi anni di politica monetaria cosi aggressiva tutto si fermi così, dopo appena un anno dalla fine del quantitative easing?

La Yellen ha mostrato ottimismo per la crescita economica come ottimistiche sono le previsioni della Fed, che negli ultimi tempi hanno costantemente sovrastimato la crescita, come del resto hanno fatto i suoi colleghi delle altre banche centrali.

Fed Forecast

Fed Forecast

Ora però il problema è anche e soprattutto finanziario, perché i mercati finanziari sono stati gli unici a beneficiare pienamente di questo esperimento di politica economica.

Ma in che punto del ciclo economico è arrivato questo rialzo dei tassi? E che conseguenze avrebbe una recessione Usa sui mercati?

L’inizio dell’inasprimento della politica monetaria, per quanto moderata e graduale possa essere la fase di normalizzazione, arriva con un dollaro a livelli record,  mentre le altre valute, Euro e Yuan in testa, hanno ancora forti margini di svalutazione almeno in teoria. Questo rischia di essere il fattore esogeno che può deprimere il ciclo e portarlo in recessione.

E’ molto interessante questo grafico dell’ottimo blog Realinvestmentadvice.com, che ci dice che è iniziato il conto alla rovescia per la nuova fase recessiva dell’economia Usa.

Il rialzo dei tassi Fed e le fasi di recessione

Il rialzo dei tassi Fed e le fasi di recessione

Nel grafico sono evidenziati i rialzi dei tassi Fed, la media a 5 anni della crescita del Pil, e le fasi di recessione, mentre in giallino è il tempo trascorso tra il rialzo dei tassi e l’inizio della recessione (in quadrimestri).

Quello che preoccupa in questo caso, non è tanto la fase del ciclo economico, ma il livello di crescita da cui si comincia ad alzare i tassi. Una cosa è quando il Pil cresce al 6%, altra quando la crescita è storicamente modesta e la borsa iper – gonfiata. Guardando al passato il primo rialzo dei tassi ha fatto scattare il conto alla rovescia per la prossima recessione. 

Negli unici tre casi del passato in cui si sono alzati i tassi con livelli di crescita bassi paragonabili a quello odierno, la recessione non si è fatta attendere, lo vedete evidenziato in blu nella parte tabellare.

E se sarà recessione, quale sarà l’effetto sui mercati?

Recessione e Mercati finanziari

Recessione e Mercati finanziari

I dati in tabella sono eloquenti.

L’ultimo giorno della marmotta del 2015 ha portato l’illusione di una stabilizzazione, e il miraggio di un rally di Natale ritrovato.

Ma la situazione sugli indici americani si sta riscaldando, e l’S&P rischia di salutare i 2000 punti per i prossimo mesi, con il rischio concreto di trascinare giù anche l’Europa che è in tutt’altra parte del ciclo economico.

 

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