Borse Usa : iniziata la correzione?

Scritto il alle 10:26 da [email protected]

Si è chiusa una settimana molto negativa per le borse Usa. Manca un mese e mezzo alla chiusura dell’anno che potrebbe essere il primo negativo dal 2009. Dal minimo di agosto, tutti e tre i principali indici avevano recuperato rapidamente seguendo uno schema ripetitivo che abbiamo visto spesso in questi anni :  qualsiasi correzione è stata occasione di acquisto, lo vediamo sintetizzato molto bene in questo grafico.

Correzioni dell'S&P dal 2009 - by Advisor Perspectives

Correzioni dell’S&P dal 2009 – by Advisor Perspectives

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Dow Jones ha recuperato 2000 punti in 34 giorni e il 30% di tutto il movimento si è concentrato in due giorni di contrattazioni : 22 ottobre, quando Draghi ha promesso nuovi stimoli, e il 28 ottobre quando, come il mercato si aspettava, la Fed ha lasciato i tassi invariati. In questi anni sembra che i traders si siano disabituati agli short. In un mercato unidirezionale guidato dalle banche centrali, la tendenza è stata long, sempre e comunque. Ma le iniezioni di liquidità sono finite e forse le cose adesso iniziano a cambiare.

Bisognerebbe cominciare a chiedersi quali siano stati gli effetti di queste politiche, soprattutto in considerazione del fatto che in Europa si conta molto sul QE. Navigando sul web ho trovato un estratto dai verbali Fomc del 15-16 dicembre 2008, si tratta di una parte dell’intervento di Ben Bernanke  che affermava esplicitamente di ritenere inefficace il quantitative easing :

“The theory behind quantitative easing was that providing enormous amounts of very cheap liquidity to banks, as Steve discussed, would encourage them to lend and that lending, in turn, would increase the broader measures of the money supply, which in turn would raise prices and stimulate asset prices, and so on, and that would suffice to stimulate the economy. Again, the focus of the quantitative easing was on the liability side, and indeed, there were targets, as you know, for the amount of excess reserves or reserves in the system. I think that the verdict on quantitative easing is fairly negative. It didn’t seem to have a great deal of effect, mostly because banks would not lend out the reserves that they were holding.”

 

In realtà, leggendo poi tutto l’intervento, Bernanke si riferiva all’esperienza giapponese che a suo dire, promuovendo solo un allargamento della base monetaria, era poco efficace nello stimolare l’economia reale in un periodo di tassi prossimi allo zero, mentre quello americano avrebbe avuto caratteristiche diverse. Ma è stato così?

Quali sono stati sono effetti reali del QE? Sicuramente è stato uno strumento fondamentale per calmierare i mercati nel 2008 quando ancora si temeva un collasso globale del sistema, ma poi era davvero necessario estendere così a lungo i programmi?

Guardiamo questo grafico.

Economic Output Composite Index - Source Streettalklive.com

Economic Output Composite Index – Source Streettalklive.com

Si tratta dell’ Economic Output Composite Index (EOCI). E’ un indice composito, che è calcolato utilizzando una ponderazione di diverse misure: incorpora il Chicago Fed National Activity Index ( che è a sua volta un indice con 85 sotto-componenti), i sondaggi regionali della Fed sul comparto manifatturiero, l’indice NFIB, l’indice LEI e il Chicago PMI.

Questo indice sembra avere un elevata correlazione con la misura del Pil Usa e, come si vede dal suo ultimo aggiornamento, l’EOCI è sceso ai livelli più bassi dal 2014. Possibile che un simile programma di stimolo monetario abbia avuto un effetto reale soltanto iniziale, concentrando invece il suo effetto positivo solo sui mercati finanziari? E ancora, se le cose stanno così, è possibile che la Fed possa agire sui tassi a dicembre?

Intanto il rischio di una correzione dei mercati si fa strada. Ho trovato questo grafico estremamente interessante.

S&P - Regression to trend - by Advisor Perspectives

S&P – Regression to trend – by Advisor Perspectives

Si tratta di una elaborazione dell’S&P su scala semi-logaritmica mensile. La linea rossa rappresenta la pendenza di lunghissimo periodo misurata da una retta di regressione che corrisponde ad un tasso di crescita annualizzato del 1,78%. In pratica si cerca di ricostruire un trend di crescita di lunghissimo periodo, e poi si misura la varianza rispetto a quel trend. E intuitivo che quando si ci discosta notevolmente dalla tendenza centrale, scatta un allert. La lettura è immediata : i massimi di sempre della borsa Usa hanno coinciso con un superamento della tendenza del 93%, che si può confrontare con altri picchi della storia, come il 114% della bolla di internet e l’81% del picco del ‘29. Inoltre negli ultimi tredici mesi il mercato è stato costantemente tra area +77% e +93%. Chiariamo che il grafico non ci dice che il mercato crollerà, ne tanto meno che ci sarà una depressione. Ma ci dice che una correzione tecnica a questo punto sarebbe fisiologica.

Quale potrebbe essere allora l’evoluzione secondo l’analisi tecnica?

S&P500 - grafico settimanale

S&P500 – grafico settimanale

Tutto il 2015, finito il QE, è stato caratterizzato da un ritorno di volatilità che ha accompagnato la borsa Usa costantemente. Il massimo di sempre a 2.137 raggiunto a maggio rappresenta una vera muraglia. L’S&P500 è tornato più volte vicino a quella soglia. Si tratta di un area di resistenza fortissima che  è decisamente improbabile superare per quest’anno. Anzi abbiamo due massimi decrescenti sul settimanale che sull’S&P non si vedevano 2013. La candela weekly di venerdì chiude una delle peggiori settimane dal 2012, nella quale sono stati erosi i guadagni di tutto il mese. Inoltre era dall’ultimo trimestre del 2012 che il Macd non si trovava sotto la linea dello zero. Lo scenario più probabile è un test dei 2000 punti durante la prossima settimana. E in caso di rottura, potremo andare a toccare il supporto di lungo periodo, quella trend line verde che ha fatto da supporto a tutto il trend rialzista partito nel 2009… e sarebbe il terzo test del 2015. Mentre per potere parlare di una vera inversione al ribasso del trend dovremo vedere almeno due minimi decrescenti, il che significa andare a rompere il supporto di lungo e chiudere sotto i minimi di agosto. Scenario che al momento sembra ancora lontano…

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