La fine del lavoro: la grande sfida alla disoccupazione dilagante…

Scritto il alle 8:01 da [email protected]

Nel 1995 Jeremy Rifkin diede alle stampe un grande best seller : La Fine del Lavoro, straordinario saggio che analizzava gli effetti della crescente automazione dei processi produttivi sul mondo del lavoro. Le conseguenze? Una dilagante fascia di disoccupazione, che diventa strutturale, di lunga durata. Uomini e donne che escono dal mondo del lavoro, senza più rientrarci….pensateci, è drammatico.

Si chiama disoccupazione tecnologica, e presto diventerà il nuovo cavallo di battaglia dei nostri politicanti. Ma la questione è seria…

E non è solo una problema della produzione di beni, perché l’automazione invade anche i servizi, vi faccio un banalissimo esempio che mi riguarda. Una delle novità che aspetto maggiormente (deformazione professionale) è l’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria tra verso tutti. Molti miei colleghi, temono questa cosa, io invece non vedo l’ora che la rendano obbligatoria, perché la considerò una opportunità.

La mia vita cambierebbe drasticamente, niente più carte, niente più tempo perso dietro semplicissime registrazioni contabili, tutto finalmente automatizzato, veloce e preciso. Rischio di errori ridotto a zero, benefici non trascurabili per la mia vista. Risparmierei tanto tempo da poter dedicare a nuovi servizi o magari alla mia vita sociale ridotta a zero.

Ma che ne sarà dei contabili? Del ragioniere addetto alla contabilizzazione delle fatture? Dell’impiegato di studio per intenderci…? Perché una parte almeno pari al 50% del suo lavoro, verrà completamente sostituita da un software, e in parte già lo è. Immaginate di estendere questo processo alla pubblica amministrazione Italiana…o alle banche ad esempio che lo stanno già vivendo, ma le chiamano “ristrutturazioni”.

Vi rimando a questo rapporto di McKynsey molto recente, e credo un po ottimistico…è un argomento molto bello da trattare, ma lo scenario è estremamente complesso. E’ complesso perché l’innovazione tecnologica non segue un percorso lineare: domani magari viene fuori qualcosa che ci porta avanti di 10 anni e a cui siamo completamente impreparati.

Ora, andiamo ad inquadrare questa cosa nella nostra bella Italia: siete mai stati in un centro per l’impiego? Qual’è il vero tasso di disoccupazione in Italia? Le statistiche dicono 11,5%….ma è cosi? Il tasso di disoccupazione è veramente quello?

Dissoccupato? No…#sonoinattivo…

C’è un errore comune che viene commesso, da giornalisti e media, voluto o meno che sia: quando si dice che l’Eurozona ha fatto passi da gigante ritornando alla situazione occupazionale pre Lehman, si guarda soltanto ad una faccia della medaglia, e si nasconde l’altra. In tutta Europa al 2016 si contavano 89 milioni di inattivi, capito? 89 milioni su una popolazione di 341 mln (26%). Questo grafico di AdviseOnly ci dice quali sono le categorie degli inattivi nei 6 paesi che ne raccolgono l’85% del totale, e guardate che c’è anche la grande Germania.

Noi siamo al secondo posto, se non consideriamo la Turchia, siamo i Primi ovviamente, con quasi 14 milioni di persone che non vengono considerate nel calcolo del tasso di disoccupazione perché sono inattive!!. E siamo i primi per fascia di scoraggiati e “altro”. Se volessimo considerare soltanto gli scoraggiati e gli “altri” nella forza lavoro, allora dovremo concludere che il tasso di disoccupazione è almeno al 25%.

Ma non è solo un nostro problema, lo vedete, è comune a tutte le principali economie. Perché per noi questo potrebbe essere un problema maggiore? Per via della rigidità del mercato del Lavoro. Riprendiamo questo post (qui) sulla correlazione tra crescita e occupazione. Il grafico successivo mostra la relazione crescita/occupazione dell’Area Euro:

Se la produttività aumenta perchè viene introdotta una innovazione, questo non si traduce necessariamente in una maggiore occupazione, ma al contrario può produrre una maggiore disoccupazione.

Questa invece è la stessa relazione qui da noi…

….notate che c’è differenza…è una questione di Beta, per dirla in linguaggio tecnico.

Ritorniamo all’esempio del ragioniere che viene fatta fuori dall’introduzione di una innovazione. Cosa può succedere? Una strada sarebbe la seguente : con il tempo che risparmio, vado ad offrire nuovi servizi a maggior valore aggiunto, e questa è una grande opportunità! Ma c’è domanda per questi servizi? E soprattutto sono in grado di realizzarli? La ragioniera è in grado di riqualificarsi dopo essersi specializzata per tanti anni in quello che fa?

Siamo di fronte ad un futuro molto incerto, e a gestirlo sono i soliti noti : la disoccupazione europea è molto vicina a quello che ci mostra il grafico seguente.

Rischi e opportunità, chi la spunterà? Noi non avremo nessun beneficio da una crescita dell’1,5%, non avremo nessun beneficio da sgravi a pioggia che riducono momentaneamente e artificialmente la “percezione della disoccupazione”…è una questione di rivoluzionare la nostra economia…il nostro modo di pensare…il nostro modo di lavorare.

#scusatelassenza

 

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