Pil 2017 rivisto al rialzo : quell’Italica arte di arrangiarsi.

Scritto il alle 8:37 da gianpierobn@finanza

I numeri recenti diffusi dall’Istat, mostrano un accelerazione della crescita economica misurata dal Pil, l’inidcatore macro economico che sintetizza lo stato di salute di un economia:

“Nel secondo trimestre del 2017 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% nei confronti del secondo trimestre del 2016.

Il secondo trimestre del 2017 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due giornate lavorative in meno rispetto al secondo trimestre del 2016.

La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell’industria e dei servizi e di una diminuzione nel settore dell’agricoltura. Dal lato della domanda, si registra un apporto positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un limitato contributo negativo della componente estera netta.”

A questo punto inizia la squallida corsa dei politici a prendersi meriti di una ripresa, che possiamo considerare normale: è una questione di ciclo non di politica.

I paesi dell’area euro, quelli con cui l’Italia commercia in prevalenza, sono in ripresa, e quindi qualche turista in più ci verrà a trovare. Grazie alla Banca Centrale Europea, l’Euro è andato vicino alla parità con il Dollaro e questo ha portato il nostro surplus commerciale al terzo posto tra i paesi dell’Unione.

Ma l’effetto più importante lo abbiamo avuto sui tassi di interesse, che come tutti sappiamo, sono tenuti artificialmente ad un livello irrealistico per un paese come il nostro. Cosa produce la manipolazione dei tassi d’interesse? Banalmente più debito, e il debito porta più crescita (qui) e (qui).

E’ sempre la stessa vecchia storia, per tenere in piedi la baracca, bisogna fare così. L’azzeramento dei tassi di interesse e l’aggiunta del debito governativo sono i modi principali di “mettere a posto” la recessione.

Economia Keynesiana: la produzione dipende dalla domanda complessiva, la quale dipende dalla spesa totale nell’economia. Come aumenta la spesa? Con il debito o se preferite con il credito….

E non ultimo per importanza, dobbiamo dare i giusti meriti al banalissimo prezzo del petrolio: i picchi dei prezzi del petrolio sono collegati alle recessioni. Secondo l’economista James Hamilton (qui), su 11 recessioni dalla seconda guerra mondiale, 10 sono associate a shock del prezzo del petrolio.

E’ anche logico : l’economia globale è basata purtroppo sul petrolio. Il petrolio viene usato nella produzione, e nel trasporto di ogni genere di prodotto e materia prima, e delle persone. Se questi costi aumentano, e la gente è obbligata a tagliare beni non essenziali, il che porta a licenziamenti nei settori cosiddetti voluttuari e quindi alla recessione.

Quali prospettive? I tassi di interesse tenderanno lentamente a normalizzarsi, e questa prospettiva sta riportando sù l’Euro. Se l’Euro continua a salire, l’effetto sulle esportazioni tenderà ad appiattirsi nel medio termine, e se Trump farà lievitare il debito Usa, questo potrebbe avere effetti positivi sul prezzo del petrolio, riportandolo verso i 60 dollari. Quindi lentamente ma inesorabilmente le condizioni ideali di crescita andranno pian piano a svanire….e poi faremo la lista dei tweet più famosi…perché su tweteer siamo fuori dal tunnel dal 2011.

In questo contesto dobbiamo vedere cosa verrà fuori dalla prossima manovra finanziaria, perché qualcosina di intelligente forse si vede, tipo fatturazione elettronica per tutti, e meccanismi di lotta all’evasione più mirati, ma ci sono purtroppo anche i soliti regali elettorali (vedi reddito di inclusione e inutili bonus vari)….è lunga la strada ragazzi…

Domanda finale : qua’è l’effetto di una variazione del Pil dell’1,5% sulla disoccupazione?

….praticamente Zero…vedremo perché…

…to be continued…

 

 

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huirttps
Scritto il 12 settembre 2017 at 14:54

Apprezzo sempre molto gli articoli di questo blog. Stavolta non sono d’accordo con una affermazione : I tassi di interesse tenderanno lentamente a normalizzarsi, e questa prospettiva sta riportando sù l’Euro.

A parte i dubbi che ho sulla sopravvivenza dell’Euro, non credo che in una situazione di deflazione da debiti e bassa liquiditá ci sia spazio per una normalizzazione dei tassi.
Piú probabile, a mio parere, politiche accomodanti.

Saluti

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    gianpierobn
    Scritto il 30 settembre 2017 at 8:32

    la politica resterà accomodante sicuramente, ma se guardi ad esempio la yield curve italia, è traslata di 100 bps dai tre anni in su, rispetto allo scorso anno. Intendevo questo, anche se la Bce tiene il tasso di riferimento a zero, il mercato si sta lentamente normalizzando…e sta scontando una crescita più sostenuta. da qui l’apprezzamnto dell’euro, che è rilevante…cmq grazie per l’apprezzamnto, anche se ultimamente sono un po a mezzo servizio per via del superlavoro…

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huirttps
Scritto il 3 ottobre 2017 at 15:14

la po­li­ti­ca re­ste­rà ac­co­mo­dan­te si­cu­ra­men­te, ma se guar­di ad esem­pio la yield curve ita­lia, è tra­sla­ta di 100 bps dai tre anni in su, ri­spet­to allo scor­so anno. In­ten­de­vo que­sto, anche se la Bce tiene il tasso di ri­fe­ri­men­to a zero, il mer­ca­to si sta len­ta­men­te nor­ma­liz­zan­do…e sta scon­tan­do una cre­sci­ta più so­ste­nu­ta. da qui l’ap­prez­zamn­to del­l’eu­ro, che è ri­le­van­te…cmq gra­zie per l’ap­prez­zamn­to, anche se ul­ti­ma­men­te sono un po a mezzo ser­vi­zio per via del su­per­la­vo­ro…

Personalmente credo che sia il QE ad appiattire i rendimenti. Sulle lunghe scadenze si nota un rialzo che, a parere mio, sta a significare incertezza su cosa accadrá a paesi tipo il nostro quando appunto il QE finirá (2019 con Weidmann alla BCE?) piuttosto che fiducia in una crescita economica futura.
Anche perché piú o meno tutti coloro che seguono le borse e i mercati in generale si stanno aspettando una grande crisi debitoria che tiri giú valutazioni da record storico pompate da buyback a debito facile e artifici contabili (non GAAP).

Ricordo a tal proposito un tuo interessante articolo sull’indice di Shiller P/E che sostanzialmente diceva : c’é una valutazione alta, ma non ancora bolla. Io commentai dicendo che se gli Earning per Share scendessero (appunto eliminando la contabilitá creativa e i riacquisti di azioni) ci troveremmo in una bolla senza precedenti.

Infine rinnovo l’apprezzamento per le tue analisi e come si dice.. meglio pochi articoli ma buoni :)

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gianpierobn
Scritto il 5 ottobre 2017 at 7:48

grazie ancora…
l’idea è questa, se ogni bolla è peggio della precedente, allora questa bolla (escludendo il 2007 che è stata un’ altra cosa), dovrebbe portare le valutazioni almeno al livello della bolla di internet…ma di bolle in giro per il mondo ce ne sono parecchie…quella più grossa è quella che dici te…il debito. Questa situazione di volatilità zero fa comodo. Gli HFT comandano i volumi a Wall Street, e noi possiamo solo “tenere gli occhi aperti”…per quanto possibile…

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