Natalità Zero e Immigrazione : lezione di Anti-Economia…

Scritto il alle 8:39 da gianpierobn@finanza

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Siamo passati in due giorni dalla prova di forza della “chiusura dei porti alle ONG”, al “tranquilli abbiamo scherzato, continueremo a fare quello che volete…”. La buffonaggine è requisito essenziale per fare carriera politica in Italia, e finché gli italiani pensano a Donnarumma ….poi arriva di nuovo #TitoBoeri : (futuro Ministro del Lavoro?) che la spara così:

Una classe dirigente all’ altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale“.

Dopo le affermazioni forti sulla generazione dei nati nell’80, Tito Boeri ripropone di nuovo dati e simulazioni (ma io non li ho trovati) sull’impatto dei flussi migratori inarrestabili sulla nostra economia. Il presidente dell’Inps afferma che chiudere le frontiere, “nei fatti e non a parole”, comporterebbe un costo di 38 miliardi di euro in venti anni per il sistema di protezione sociale.

Perché?

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Il sistema INPS funziona così : chi lavora oggi, paga con i propri contributi le pensioni di oggi, tra cui anche le pensioni d’oro, quindi in sintesi, poiché l’Italia è un paese a Natalità Zero, solo grazie all’importazione di manodopera giovane “poco o per nulla qualificata” dall’estero si riuscirà a far fronte agli oneri del sistema pensionistico.

La questione qui diventa complessa. Ma qualche domanda uno dovrebbe comunque farsela e magari anche fargliela. La prima domanda potrebbe essere : ma con una disoccupazione giovanile media prossima al 40%, davvero c’è bisogno di manovalanza estera? Una risposta irritante in stile Paoletti, sarebbe che : ” cosi facendo si liberano i posti nei call center o da Mc Donald, che ad oggi sono occupati da italiani con laurea e master”. E loro dove li mettiamo?

Seconda domanda : quanti dei quasi 100 mila migranti sbarcati da gennaio, riusciranno a trovare lavoro nei prossimi mesi/anni? In modo da pagare i contributi che i disoccupati italiani non pagano? E’ domanda legittima visto che mezzo milione di Italiani negli ultimi 10 anni, se ne è “andato fuori dai piedi all’estero”.

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Bisognerebbe iniziare a chiedersi come mai, nonostante incentivi a pioggia e miliardi di debiti in mancette, il tasso di disoccupazione in Italia non riesce proprio a scendere sotto l’11%.

L’Italia è in una situazione in cui l’offerta di lavoro è di gran lunga inferiore alla domanda, ed è stabilmente e tragicamente così da un pezzo, e sarà sempre peggio perché la disoccupazione tecnologica, l’effetto sostituzione uomo – macchina che Jeremy Rifkin descrive nel suo “La Fine del Lavoro” (pubblicato del 1995!!!!), da noi non si è ancora iniziato a far sentire, e nel mondo solo ora ci si inizia a preoccupare.

In questa situazione infernale, la soluzione della “classe dirigente all’altezza della situazione”, sarebbe quella è aumentare in modo esponenziale la forza lavoro!

Il perverso sistema economico attuale per sopravvivere ha bisogno di questo.

Ho trovato questo lavoro recente, di Italiani : “Migration, Labor Tasks and Production Structure” (qui). E in inglese, ed è tecnico, ma possiamo sintetizzare così.

L’arrivo di lavoratori stranieri nel breve termine può marginalmente abbassare il costo del lavoro e avere quindi un effetto positivo sulla produttività generale. Il costo del lavoro dei migranti è tendenzialmente più basso di quello della manodopera locale, questo perché si è disposti ad accettare salari inferiori, se non assunzioni in nero. Ma anche lavori più pesanti e orari di lavoro fuori dal normale, oltre che condizioni di lavoro pessime. Che cosa succede a questo punto? Succede che la piccola manifattura riesce a sfruttare l’arrivo di migranti con poca specializzazione, aumentando la produttività e riuscendo a sopravvivere in un periodo di forte e interminabile crisi. In pratica si osserva la crescita di settori produttivi che impiegano  lavoratori che svolgono mansioni semplici.

E un bene allora? NO, per tanti motivi. Uno è questo : Utilizzando i dati dei permessi di soggiorno e del valore aggiunto disaggregato su diversi settori produttivi a livello provinciale, le nostre stime – relative al periodo 1995-2006 – evidenziano come in quelle province in cui l’incidenza della migrazione sulla popolazione è aumentata, si sono osservati un aumento significativo del valore aggiunto complessivo, ma anche una crescita notevole del valore aggiunto delle manifatture rispetto a quello dei servizi avanzati…”

Eccoci quindi al punto…”rispetto a quelle dei servizi avanzati..”…effetti perversi della regressione salariale. Il basso costo del lavoro e la compressione della dinamica salariale costituiscono un disincentivo agli investimenti in nuove tecnologie volte ad aumentare l’efficienza e modernizzare il ciclo produttivo e l’intera economia. Se da una parte l’importazione di manodopera poco qualificata consente di aumentare la competitività in un contesto in cui non si può più svalutare a piacimento la lira, dall’altro genera l’effetto perverso di congelare la nostra economia e costituisce un freno all’innovazione e allo sviluppo di quel terziario avanzato che deve essere fiorente in un paese che vuole avere un futuro…..e noi il futuro non ce l’abbiamo.

Lo stesso effetto di congelamento dell’economia, lo produce a mio avviso la corruzione politica, quella del posto pubblico ad amici e parenti, quella degli enti pubblici inutili, dei posti creati senza che ve ne sia una necessita. Impoverimento della specie….Zero Formazione = Zero competitività futura…

Consoliamoci con Donnarumma….miliardario con la terza media…

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