Unicredit e il piano industriale…ce la farà o non ce la farà?

Scritto il alle 8:32 da gianpierobn@finanza

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Unicredit ha pubblicato la relazione finanziaria annuale 2016 che vede ricavi in calo del 16% sul 2015 ed una perdita netta di 11,79 miliardi dovuta in buona parte, all’operazione di pulizia del bilancio, con accantonamenti su crediti più che triplicati. E questo lo sapevamo già, non c’è nulla di nuovo. Proprio per far fronte a questa perdita è stato fatto l’aumento di capitale.

Unicredit ha un piano piano strategico per il periodo 2016-2019, già presentato a suo tempo, che prevede sinteticamente questo:

  • un consistente rafforzamento patrimoniale: sia a seguito della cessione di Bank Pekao e Pioneer che attraverso un un aumento di capitale (già realizzati);
  • attività di de-risking: ovvero svalutazioni straordinarie su crediti e cessioni di sofferenze per circa 17,7 miliardi  (realizzati parzialmente per quanto riguarda la maxi svalutazione – quanto alla cessione di sofferenze vedremo);
  • misure per il miglioramento dell’efficienza e la riduzione dei costi: con un rapporto costi ricavi inferiore al 52% a partire dal 2019 (obiettivo ambizioso e lontano);
  • un miglioramento della redditività con un RoTE superiore al 9% a fine piano (obbiettivo ambizioso e lontano).

Il management prevede una crescita media dei ricavi dello 0,6%, costi operativi per 10,6 miliardi, un costo del rischio di 49 punti base ed un utile netto che dovrebbe toccare quota 4,7 miliardi.

E fin qui le stime, di seguito i risultati storici (ultimi sei anni di bilanci):

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Capite che non è solo una questione di sofferenze su crediti, ma di redditività. La maxi perdita di quest’anno di Unicredit, non è stata causata solo dalla svalutazione dei crediti, perché se la svalutazione fosse stata a livello dello scorso anno, la banca avrebbe chiuso comunque con una consistente perdita di quasi 4 miliardi.

I ricavi delle banche derivano da tre voci : il margine di interesse che dipende dallo spread di interesse, le commissioni, e l’attività di negoziazione. Gli interessi sono e resteranno bassi per un bel po. Le commissioni sono già alte, e quelle non le puoi usare come leva, altrimenti perdi il cliente, perché la concorrenza c’è. E l’attività di negoziazione, può andarti bene o male, dipende dalla bravura del negoziatore, ma anche dal contesto generale, quindi è aleatoria.

Ritornando alla tabella di sopra, invece di guardare la voce rettifiche su crediti, io guarderei l’evoluzione delle spese generali, di cui il 63% è spesa per il personale.

Mentre il contesto generale portava ad una riduzione dei margini, le spese hanno continuato a gonfiarsi. Così si è accumulato un bel gap….fatto 100% il margine di intermediazione, gli interessi attivi hanno avuto questa evoluzione (ultimi 10 anni) mentre l’incidenza delle spese generali è diventata insostenibile fino a mangiarsi di fatto il margine di interesse…..graficamente…

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In questo grafico c’è tutto…il peso dei crediti deteriorati è importante, ma se la banca avesse snellito prima la sua struttura insostenibile, forse non avrebbe avuto bisogno di 3 aumenti di capitale…

Senza girarci intorno, il raggiungimento degli obbiettivi e il rilancio della banca passa principalmente (diciamo esclusivamente) per una drammatica riduzione dei costi, che vuol dire licenziamenti di massa (quelli previsti non basteranno) e chiusure di filiali.

Se il managment riesce davvero a ridurre i costi operativi anche solo vicino a quanto indicato, e le predite su crediti si stabilizzano intorno ai 2,5 mld l’anno, questo potrebbe essere lo scenario per i prossimi 5 anni :

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Nella tabella successiva le ipotesi fatte per la valutazione, e sono molto ottimistiche sul lato dei costi.

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Il mercato però oggi, sconta uno scenario ancora più ottimistico di quello ipotizzato qui…quindi il prezzo attuale sarebbe sopravvalutato di circa il 15%.

Ma il mercato ha sempre ragione….nel breve…

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2 commenti Commenta
huirttps
Scritto il 19 aprile 2017 at 22:24

Complimenti, bell’articolo. Chiaro e ben documentato.
Entrando nel merito, sembrerebbe quindi che la quiete sul settore finanziario europeo stia per finire. Sono curioso di vedere l’esito delle elezioni francesi e soprattutto il loro effetto.

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gianpierobn
Scritto il 22 aprile 2017 at 8:58

Grazie. La quiete in cui viviamo è calma irreale, apparente. Il sistema è insolvente ma quando le banche centrali di tutto il mondo sono in campo….tutto diventa possibile. Vediamo cosa accadrà quando finirà….se finirà…..

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