Unicredit : è (ri)giunta l’ora…aderire o non aderire?

Scritto il alle 8:23 da gianpierobn@finanza

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Ci siamo, è arrivato il giorno dell’aumento di capitale della nostra seconda Banca nazionale, un aumento già stra-scontato da almeno un anno e mezzo. I dati e le date dell’aumento, sono i seguenti:

UniCredit chiude invariata a Piazza Affari nell’ultima seduta prima del via al maxi aumento di capitale da 13 miliardi. Il titolo dell’istituto ha terminato la giornata a 26,16 euro, valore che porta lo sconto sul Terp del prezzo nuove azioni emesse in occasione della ricapitalizzazione (8,09 euro) al 38,3%. Nel dettaglio, dopo lo stacco del diritto lunedì il titolo Unicredit avvierà le negoziazioni a 13,108 euro. Parallelamente gli scambi sul diritto partiranno da un prezzo di 13,052 euro. I nuovi titoli UniCredit saranno offerti ai soci nel rapporto di 13 azioni ordinarie ogni 5 azioni ordinarie o di risparmio possedute. I diritti saranno scambiati in Borsa dal 6 al 17 febbraio ed esercitabili dal 6 al 23 febbraio. Gli azionisti che non sottoscriveranno l’aumento di capitale di Unicredit subiranno una diluizione del 72,22% della loro partecipazione nel capitale della banca in caso di integrale sottoscrizione della ricapitalizzazione.(Ilsole24ore)

Ora cosa conviene fare? Dipende. Ogni posizione è differente, ogni investitore ha un profilo di rischio/rendimento e un orizzonte temporale d’investimento, e non ultimo dipende dal prezzo di carico dell’azionista che ha già i titoli in portafoglio.

Se io fossi uno di quei fortunati (e bravi), che ha comprato sui minimi sotto i 2 € ( prima del raggruppamento) avrei già liquidato tutto venerdì sera o molto prima. Perché le prospettive future della banca rimangono incerte, e lo vedremo nei prossimi post, bilanci alla mano.

Tuttavia, dopo le maxi svalutazioni annunciate, ad aumento avvenuto, si ci trova con una banca che gli analisti considerano “risanata”, quindi un titolo appetibile. Personalmente non metterei un centesimo nelle banche italiane ad eccezione di Intesa ( e forse Mediolanum).

Ma per chi ha acquistato il titolo su valori elevati ed è ancora dentro, partecipare all’aumento potrebbe essere l’unica soluzione praticabile, l’alternativa è andare ad aumentare la perdita. Vediamo un esempio numerico.

Torniamo indietro di qualche anno : 9 gennaio 2012. Parte l’aumento di capitale da 7,5 miliardi con azioni offerte ad 1,943 € con uno sconto del 43% sul prezzo teorico. Il periodo di trattazione dei diritti di opzione era 09.01.2012 – 20.01.2012.

Guardiamo cosa è accaduto prima e dopo:

unicredit2012

Nei giorni che hanno preceduto l’aumento, il titolo ha praticamente bruciato tutto quello che sarebbe stato lo sconto sul prezzo ex post. Poi dal giorno dell’aumento (9 gennaio punto arancio), dopo un primo giorno da dimenticare (-13% e -50% i diritti), il titolo ha ripreso a salire annullando le perdite all’avvicinarsi della scadenza dei diritti (20 gennaio triangolo rosso). Da lì ha è arrivato a fare +20%. Poi di nuovo giù per finire l’anno poco sopra la parità. Il grafico si ferma al 31.12.2012, ma sappiamo come è andata dopo : nel 2013 è iniziato un trend rialzista che ha portato il titolo a 5,60 € nella primavera 2015, prima del nuovo crollo che lo ha praticamente riportato al 2012. Tuttavia chi ha comprato le azioni a 1,943 € aderendo all’aumento, ha fatto un ottimo investimento, se ha avuto l’accortezza di vendere ad aprile 2015!

Ma che cosa possiamo imparare dal passato? A differenza del 2012, dopo l’annuncio dei dati dell’aumento, il titolo non è crollato, e come nel 2013 Unicredit chiuderà un bilancio con una forte perdita, dovuta alla maxi svalutazione dei crediti, e questo ne farà una banca potenzialmente “risanata”. (come si diceva nel 2012)

Facciamo un esempio numerico: immaginiamo di aver comprato 1000 titoli Unicredit a 3,50 € che equivale oggi a 100 azioni a 35,00 €, partendo da una situazione di perdita.

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Il nostro azionista, aderendo all’aumento, abbasserà il suo prezzo medio di carico (PMC) e, ferma restando la perdita, potrà sperare nel recupero del prezzo, nel caso in cui Unicredit riuscisse a tradurre in realtà i dati del piano strategico.

Se il titolo torna a 15,57 azzera la perdita, se il titolo arriva sui 33,75 ( che è il target price dato da Goldman Sachs nei giorni scorsi), allora complimenti per la scelta. E’ vero però anche il contrario : sto aumentando l’esposizione in un titolo che sulla carta è meno rischioso, ma è pur sempre un’azienda che dovrà lavorare duramente per raggiungere i suoi target industriali.

Che succede se il nostro azionista decide di non aderire al’aumento, e vendere tutti i suoi diritti?

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In questo caso, la vendita dei diritti riduce il suo prezzo carico ma anche la sua quota. Tutto dipende dal prezzo. La volatilità dei diritti è molto alta nei giorni del’aumento, quindi è difficile riuscire a venderli al loro prezzo teorico. E più passa il tempo e più il diritto perde il suo valore, perché parte di quel valore è appunto il time value.

In conclusione, da domani gli avvoltoi saranno in volo a caccia di arbitraggi e occasioni, per questo si dice di stare lontani dagli aumenti di capitale. Anche questo tuttavia è un consiglio troppo generico. Non è una scelta facile per il piccolo azionista in perdita, ma dal passato può venire un suggerimento.

Nel 2013 Unicredit ha chiuso un bilancio con 13,964 miliardi di perdita, quasi tutto per rettifiche su crediti. Da quel momento il titolo in borsa ha solo guadagnato triplicando il valore. Il 2016 Unicredit chiuderà con una perdita stimata di 11 miliardi, quasi tutto per rettifiche su crediti…..

to be continued…

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