Tassi Usa al 4,50% in soli due anni : è lo scenario di Deutsche Bank…

Scritto il alle 8:40 da [email protected]

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Ci sono tutti i presupposti per assistere ad 2-3 anni di ulteriore crescita sui mercati azionari, con la Trumponomics. Ci sono anche i presupposti per assistere ad un disastro in teoria ( Brexit, avanzata anti – euro in mezza europa, valutazioni Usa elevate, indebitamento insostenibile, potenziali crash di banche sistemiche, Cina ed emergenti ), ma i mercati azionari al momento sono sostenuti dall’ottimismo e quindi si sale.

In un recente post (qui) ho proposto una simulazione non troppo irrealistica su dove potrebbe portare questo entusiasmo robo – comandato:

bubble2

Il prossimo 20 gennaio ci sarà il passaggio di consegne definitivo e Trump si insedierà, finisce il tempo delle parole e inizia quello dei fatti. E se le promesse saranno mantenute, le cose potrebbero cambiare molto nel prossimo futuro, generando entusiasmo-euforia (è sempre eccessivo) e forse finirà tutto con un gran botto finale. Il mondo sta per diventare piuttosto disordinato.

Ce lo spiega questo grafico di Deutsche Bank :

previsione deutsche1

Sulla sinistra si fa una proiezione del decennale Usa, mentre nella parte destra ci mostra una probabile evoluzione della politica monetaria globale, sotto le seguenti :

  1. parte i pacchetto di stimoli fiscali di Trump per 530 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni;
  2. La Bce e la Boj iniziano a ridurre gli acquisti nella metà del 2018 e si fermano completamente nel 2019;
  3. La Fed inizia vendere asset, moderatamente nel 2018….

Questo scenario di base ( ce ne sono altri due più aggressivi ) significa parecchio disordine in un mercato che nel recente passato è stato abituato a ragionare in termini unidirezionali.

L’aumento dei tassi da parte della Fed sarebbe più rapido di quanto previsto e nel giro di soli 2 anni il decennale arriverebbe al 4,5%, mentre il resto del mondo continua vivere sotto l’ombrello delle banche centrali. Il dollaro continuerebbe a rafforzarsi di almeno un altro 15%, vanificando in parte gli effetti positivi che gli stimoli fiscali di Trump avrebbero sugli Eps. Gli Eps potrebbero crescere meno velocemente di quanto si stima, spingendo le valutazioni dell’S&P ancora più su e più velocemente. L’aggressività della politica monetaria dopo anni di letargo, potrebbe essere fatale.

Il deprezzamento ulteriore dell’euro, unitamente alla crescita del prezzo del petrolio, avrebbero un impatto negativo sul reddito reale, indebolendo la ripresa dell’Eurozona, già modesta e minata da instabilità politica, incapacità di gestore i flussi migratori, e da tante altre mine vaganti, che periodicamente ritornano ad agitare il quadro.

E poi ci sarebbe la Cina : una yield curve più ripida del previsto, avrebbe ripercussioni sugli emergenti favorendo un ulteriore deflusso di capitali, con effetti negativi sulla crescita e non solo. Ne risentirebbe tutta quella quota di titoli di debito cinese emessi in dollari:  emittenti infatti  pagano in dollari, ma incassano in Yuan.

La fuga di capitali è solo una delle preoccupazioni di Pechino. Una delle prime conseguenze sarà l’ulteriore inasprimento dei controlli sui capitali, che incidono negativamente sigli investimenti diretti esteri e sulle transazioni. Tutto potrebbe portare Pechino verso nuove svalutazioni monetarie.

I mercati globali sono interconnessi, e lo Tsumani Trump è appena iniziato….sarà un 2017 interessante, i temi sono tanti, la complessità aumenta….ma la volatilità per il momento resta in vacanza.

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