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La ricetta per la crescita? Arrestateli tutti e fateli pagare…

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Esisterebbe la possibilità di concreta di varare una manovra fiscale espansiva a costo zero, senza far aumentare il debito pubblico di un solo €, avviando un percorso di crescita senza precedenti, che cambierebbe radicalmente questo paese, cambiando il modo di pensare della gente in un poco tempo. Come? Con la rivoluzione dell’onestà. Magari si potrebbe iniziare con poche righe di legge del tipo “cancellazione della prescrizione” che potrebbe restare per i reati minori, “pena minima 30 anni senza possibilità di riduzione”, “sequestro immediato e vendita all’asta di tutti i beni e immediato giro conto a fondo riduzione imposte del ricavato”, “giudizio direttissimo per i reati contro la Pa”, insomma per mali estremi estremi rimedi, se si vuole si può!

Al di là di poche piccole eccellenze, che ancora rimangono italiane e sono sopravvissute alla svendita in atto da decenni del Made in Italy, il nostro paese non ce la può fare.

Non c’è la può fare perché per competere servirebbe innovazione, convertire una fetta della nostra economia in economia di servizi avanzati, produzioni innovative, e invece ci ritroviamo con la classe politica più corrotta del pianeta o giù di lì, e ci raccontiamo tante balle sulla crescita, ma il nostro vero indicatore leading è la capacità della pubblica amministrazione.

La notizia è che anche la EXOR lascia l’Italia, ufficialmente l’11 dicembre, dopo una quantità sempre più impressionante di Italiani, qui l’annuncio , “la cassaforte” della famiglia Agnelli, che ha un valore stimato sui 13 miliardi di dollari, si trasferisce in Olanda…chi può farlo lo fa, ne ha tutto il diritto.

Veniamo spennati dallo stato per pagare cosa? Servizi? Ricerca e Sviluppo? Ospedali all’avanguardia con tempi di attesa ridotti? Treni magnetici che viaggiano a 500 km l’ora?

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Le tasse finiscono nel mantenimento della corruzione. La corruzione non è un problema solo italiano ma da noi raggiunge livelli insopportabili e aumenta, aumenta sempre più : 74%, è l’aumento della corruzione in Italia negli ultimi tre anni (grafico Infodata)

E’ il male di tutti i mali : 585 miliardi di euro, è il differenziale tra i costi della corruzione in Italia e i costi in Germania secondo il calcolo del professore dell’Univeristà di Bologna Lucio PicciAlcune decine di miliardi, è il costo che il professor Alberto Vannucci dell’Università di Pisa attribuisce alla corruzione in Italia

Corruzione: il male secolare del nostro Paese. Un male da non sottovalutare, che soffoca lo sviluppo e vanifica gli interventi di politica economica. Basti pensare che iniezioni di capitali di portata comparabile all’economia statunitense da una parte e al sistema economico italiano dall’altra, volute dai Governi dei due Paesi, hanno condotto a risultati molto diversi. Parliamo dell’American Recovery and Reinvestment Act (Arra) predisposto dall’amministrazione Obama nel 2009 e dell’intervento Grandi Opere voluto dall’Italia nel 2001. Da una parte uno stanziamento di 260 miliardi per lavori pubblici che nel 2012 risultavano già completati per il 70%. Dall’altra, uno stanziamento di 285 miliardi che in 13 anni ha portato al completamento dell’8,3% dei lavori previsti.(source ilsole24ore)

E’ la corruzione : il male peggiore della nostra economia. Possiamo guardare tanti indicatori che crescono allo #zerovirgola se ci va bene per i prossimi 100 anni, rassegnatevi.

585 miliardi di euro, è il differenziale tra i costi della corruzione in Italia e i costi in Germania secondo il calcolo del professore dell’Univeristà di Bologna Lucio Picci.

Basterebbe eliminarla del 50% per far volare la nostra economia interna di un 1,5% almeno di Pil aggiuntivo l’anno : «Un ammontare che se fosse ridistribuito agli italiani, farebbe aumentare il loro reddito pro capite di 10.607 euro all’anno» – azzarda Lucio Picci, professore di economia all’Università di Bologna. La disoccupazione si ridurrebbe in maniera più che proporzionale perché si instaurerebbe un clima di fiducia nelle istituzioni, che farebbe finalmente tornare ad investire italiani e non.

Ma gli italiani, come le imprese preferiscono andarsene perché non ci credono più…

migrazioni

Ecco il nostro saldo migratorio (da Truenumers.it), l’anno scorso se ne sono andati in 148 mila, l’8% in più rispetto al 2014.  Le principali mete di destinazione per gli emigrati italiani sono Regno Unito (17,1%), Germania (16,9%), Svizzera (11,2%) e Francia (10,6%).

E poi si scopre che sono proprio gli immigrati, che stanno dando un contributo a tenere a galla la baracca…

Imprenditori stranieri in Italia

Imprenditori stranieri in Italia

Il grafico è di Truenumbers.it (qui)  : sono numeri che non ti aspetti.

Sono quasi 570.000 gli immigrati che siedono ai vertici di una delle sei milioni di imprese italiane.  Rispetto al  2007, gli imprenditori stranieri sono oggi il 53,6% in più. La quota più rilevante (il 63%) è costituita da titolari di imprese individuali, la forma giuridica più semplice e ancora la più diffusa anche tra gli italiani per operare sul mercato. Quasi 142mila, cioè uno su 4, ricoprono invece una carica di amministratore. 

E che cosa fanno?

L’attività che attrae maggiormente gli imprenditori stranieri è quella del commercio (200mila cariche). Seguono le costruzioni (98.202), le attività di alloggio e di ristorazione (55.853) e infine le attività manifatturiere (50.301).

E non mi venite a dire che non pagano le tasse, perché magari ne pagano più di noi. Forse hanno più spirito di sopportazione di noi…

Buon week end, dormite sonni tranquilli, c’è la possibilità la prossima settimana qualcuno stacchi la spina…..a MPS

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