E’ finita finalmente…Buongiorno Italia…

Scritto il alle 8:22 da [email protected]

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E cosi ha vinto il NO, e il Rottamatore, colui che sta cambiando l’Italia, il nuovo volto della solita vecchia politica Italiana, ha perso. Ha vinto la partecipazione attiva, ha vinto la volontà e ha perso la solita pigrizia e lo scetticismo che spesso accompagna il voto referendario. Ma Quante persone sanno davvero a che cosa hanno detto No? Perché questo era innanzitutto il Referendum della Grande Bugia. Certo è una riforma Costituzionale, e di per se complessa, ma questa aveva una complessità molto nascosta….volutamente nascosta.

Ci hanno fatto credere di votare per l’abolizione del Senato, per la riduzione dei costi della politica, per la semplificazione….ma questa volta NON ci siete cascati, bravi!

Non stavate votando per l’abolizione del senato. Non stavate votando per la riduzione dei costi della politica, che sono ben altri e non 4 stipendi aboliti o dimezzati, bensì sono i costi della corruzione politica, che hanno cifre molto più altre…a più di 9 zeri.

Ecco le quattro lire che avremo risparmiato…..

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Basta solo un click:

Se nel 2014 il premier Matteo Renzi annunciava minori spese addirittura per 1 miliardo nel 2016 lo stesso aveva abbassato il tiro a 500 milioni. Ma veramente stiamo parlando di cifre di tali entità? CONTROLLIAMO I NUMERI…Guardando più in profondità i numeri paiono un po’ diversi, soprattutto, molto più bassi. Solo 39,4 milioni è infatti l’esito del calcolo dei risparmi che potrebbero avvenire. Vediamo perché. Il risparmio dalle indennità dei senatori è di solo 24 milioni di euro perché essi passerebbero da 315 (più quelli a vita) a 100. Nel 2015 si è pagato in tutto per i 321 in carica 40,2 milioni. Se la riforma venisse approvata l’attività dei nuovi senatori nominati dalle regioni sarebbe a titolo gratuito. Quindi questi 40,2 milioni sarebbero interamente risparmiati? No, perché su tale cifra vengono ora pagate le imposte. Per la precisione con una aliquota del 38% queste ammontano a 15,7 milioni, che con il nuovo Senato lo Stato non potrà più incassare. Di conseguenza il risparmio netto, risultato della sottrazione di 15,7 milioni di mancate imposte agli stipendi non più pagati di 40,2 milioni, è solo di 24,5 milioni di euro. (dal blog  www.truenumbers.it)

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Poi ci sono i costi nascosti (sempre Truenumbers):

Un aspetto cui forse in pochi hanno pensato è quello della maggiore spesa pensionistica per lo Stato come conseguenza dell’abolizione del Senato così come lo conosciamo oggi. Con la riforma tutti i 315 senatori regolari (quelli non a vita) dovranno lasciare il posto ai 100 nominati dalle regioni: il più grande ricambio mai avvenuto. Di questi 315, almeno 150 avranno 60 anni e circa 90 di questi 150 saranno al termine di due legislature, quindi avranno il diritto alla pensioneSe ipotizziamo una spesa di 50mila euro per pensionato, abbiamo la cifra di 4,5 milioni di euro di esborso aggiuntivo da parte dello Stato. Ma non è finita. Spesso vengono infatti menzionati tra i risparmi possibili con l’approvazione della riforma costituzionale, quelli derivanti dall’abolizione delle province e del Cnel. Peccato che nel caso delle province il cambiamento sia già avvenuto: con la legge Delrio del 2014 è stata resa stabile la gratuità per i presidenti, i consiglieri delle province e delle città metropolitane eletti dopo l’abolizione. E d’altra parte gli altri costi, come quelli del personale, vengono presi in carico dalle regioni o dai comuni, senza un reale risparmio. Anche il Cnel non costa più, già dalla finanziaria del 2015 il milione e 900mila euro che gli veniva versato annualmente essendo stata prevista la gratuità degli incarichi del presidente e dei 60 consiglieri, indipendentemente quindi dalla sua abolizione o meno. L’abolizione del Cnel potrebbe indirettamente gravare sui conti della Corte dei Conti che, nel suo bilancio, ha già stanziato circa 20 milioni per pagare l’eventuale trasloco nella sede di Villa Lubin.

Conclusione: risparmio di meno del’1% dei costi della politica (tra i 5 e i 7 miliardi), nonché lo 0,125% del totale della spesa pubblica italiana. E, come se non bastasse, una piccola beffa: se il numero di senatori calerà del 69%, da 321 a 100, la spesa totale per il Senato scenderà solo del 16%, da 279 a 235 milioni. Vuol dire che pro-capite i senatori costeranno di più, da 869 mila euro si passerà a 2,35 milioni!

La prima grande bugia del quesito era questa. Ve lo hanno detto in tanti, hanno provato a dirvelo in tutti i dialetti, ma magari stavolta ci siete arrivati da soli con un giro sul web e facendo due calcoli.

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La seconda era facile : superando il bicameralismo paritario, si velocizza l’attività legislativa, ed è un bene per il paese. Perfetto, allora perché non abolire interamente una camera, invece di trasformarla in un ente ibrido e cosi poco trasparente??? E anche questa hanno cercato di farvela bere come acqua fresca, nonostante fosse che si stava prendendo in giro in maniera spudorata la gente. Sono poche le persone che si informano…e i signori politici su questa cosa ci giocano. Era tutto fumo negli occhi e potrei continuare fino a notte, ma è finita, non conta più molto. Quindi arriviamo al punto.

Ma allora che cosa abbiamo votato veramente?

Molto nascosto tra le righe, molto subdolo, in perfetto stile Matteo Renzi, l’Italia stava votando questo questo :

Nuovo Articolo 48 Costituzione : “Il Senato della Repubblica…..partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione Europea.”

E come osserva l’autore di questo ottimo post (qui) :

Insomma, l’appartenenza all’UE e l’attuazione delle sue “politiche” divengono non una (giuridicamente inconfigurabile) “materia”, ma un precetto costituzionale di determinazione della fonte della sovranità – cioè  dell’indirizzo politico legislativo, che ne costituisce la principale espressione- appunto in funzione di tale appartenenza e di tale attuazione. 
In totale indipendenza dall’espressione elettorale di tale indirizzo politico, – cioè qualsiasi maggioranza sarà vincolata da tale precetto sulla formazione dell’indirizzo politico esterna alla volontà dell’elettorato-, e in contrasto col principio della  sovranità popolare (art.1 Cost.), i cui “modi e forme” di manifestazione, nei crescenti e pervasivi settori devoluti alla competenza dell’UE, divengono ininfluenti su contenuti sempre più imponenti, e fondamentali, della stessa sovranità.

Bene, l’Articolo 1 della nostra Costituzione vale un po di più…la sovranità popolare ha fatto sentire la sua voce, e ha spazzato via le chiacchiere, ha scelto di scegliere…e in un paese fortemente sfiduciato, è un buon segnale…ora cerchiamo di non tornare a dormire.

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Non temete non arriveranno le cavallette, né le piaghe d’Egitto…le banche falliscono se non fanno utili, non per le chiacchiere. Da domani torniamo sui mercati…e a breve diventeremo molto più operativi…….

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