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Aumento di capitale Unicredit : opportunità o bagno di sangue?

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Di ufficiale ancora non c’è ancora nulla, di ufficioso c’è già molto. Il prossimo futuro è pieno di eventi che possono innescare forte volatilità, e questo non è il momento ideale per un aumento di capitale. Per tanti motivi: in primis c’è Banca Monte Paschi che è in fase terminale, tra Bail In mascherati, e una saga infinita di bugie raccontate al mercato. Poi c’è il referendum alle porte, e infine il terremoto Trump, che sta facendo sprofondare l’euro e sta causando forti turbolenze sui mercati obbligazionari globali.

Però sappiamo che Unicredit dovrà varare un aumento consistente di capitale, probabilmente con l’aggiunta di una “conversione volontaria di alcuni bond” (source sole24ore), che andrebbero a ridurre la somma da chiedere al mercato, che sembra si aggiri intorno ai 13 miliardi, più del doppio di quelli di cui si parlava 6 mesi fa (leggi qui). Nel complesso, tra la conversione del/dei bond e l’aumento, la ricapitalizzazione sarebbe di 18 miliardi. E’ una bella cifra.

Gli aumenti di capitale sono operazioni che danno luogo a forti movimenti speculativi. Per cui si dice che è meglio stare alla larga dai titoli in odore di aumento. Ma se hai in portafoglio azioni Unicredit, come deve comportarsi? Considerando che il titolo scambia vicino ai minimi storici, praticamente tutti o quasi partono in perdita. Proviamo a simulare una situazione concreta.

Ipotizziamo che i numeri dell’aumento di capitale siano i seguenti : totale aumento 11,5 miliardi con emissione di 1 nuova azione ogni vecchia posseduta (1 a 1), offerta ad un prezzo di 1,425 € ( che equivale ad uno sconto di circa il 25% sulla chiusura attuale). Il prezzo di chiusura delle azioni Unicredit nel giorno che precede l’aumento è di 1,9 €

Il signor Rossi ha in portafoglio 1000 Unicredit ad un prezzo medio di carico (Pmc) di 3,23 €. Il giorno in cui parte l’aumento, il valore teorico del suo portafoglio sarà sempre di 1.900 €, ma sara diviso in due quote : la prima è il valore teorico dell’azione che è di 1,66 € e la seconda è il valore teorico del diritto di opzione, che è di € 0,24.

I valori teorici sono calcolati con l’apposita formula, ovvero media dei prezzi pre – aumento e del prezzo di offerta, ponderati per il numero di azioni vecchie e nuove. Il giorno in cui parte l’aumento, entrambe i prezzi, Azione e Diritto, subiranno le fluttuazioni del mercato, che possono essere molto forti. Ad esempio nel 2012 il primo giorno fu un bagno di sangue, con un crollo sia dell’azione che dei diritti. Vediamo che succede al nostro portafoglio nel caso in esame :

tabella3

Quali sono le opzioni? I signor Rossi può vendere i propri diritti e non partecipare all’aumento, può partecipare all’aumento esercitando i diritti (interamente o parzialmente), oppure può vendere tutto prima dell’aumento.

Se prevale lo scenario ribassista, sia l’azione che il diritto vanno giù ( in stile 2012). Nel caso esaminato, l’ipotesi più conveniente sembrerebbe essere quella della partecipazione all’aumento. Il signor Rossi parte già da una situazione di perdita, e quindi ragionerà in termini di danno minore. Se vende i suoi diritti e non partecipa all’aumento, andrà ad abbassare il suo prezzo di carico, in proporzione al prezzo di vendita del diritto. Maggior è il prezzo a cui vende, minore la perdita. Ma se esercita i diritti, il suo Pmc diminuisce in misura maggiore. Immaginiamo la situazione del giorno 2 : diritti e azione hanno perso molto, se si esercitano i diritti, il prezzo di carico scende a 2,33, e si ci trova con una perdita del 44%, che risulta minore della situazione di partenza, questo perché il prezzo attuale dell’azione è ancora superiore al prezzo di offerta.

In questo caso il signor Rossi dovrebbe sperare che l’azione torni sui 2,33 per azzerare la perdita. Se avesse venduto i diritti senza partecipare all’aumento, la situazione sarebbe decisamente peggiore (-73% con un prezzo medio di carico di 3,11 €). Nella colonna Valore Port. invece c’è la perdita in cui incorre se vende prima dell’aumento.

Guardiamo come sono andati gli aumenti di Unicredit nel 2010 e nel 2012. Nella tabella che segue c’è la variazione cumulata del titolo da pochi giorni prima dell’aumento, alla fine dell’anno.

unicredit

Nel 2012, nonostante un il forte calo dei primi giorni, il titolo si riprese arrivando a guadagnare fino al 49% nel mese successivo, mentre nel 2010 le cose come vedete sono andate decisamente peggio. Nel primo caso avremo guadagnato aderendo all’offerta, nel secondo sarebbe stato un bagno di sangue in ogni caso.

Ovviamente ho fatto solo una simulazione sulla base di dati noti, ma al momento non sappiamo nulla.

Per operare una scelta è necessario conoscere i dati dell’aumento che verranno resi noti nel prospetto informativo, e a quel punto potremo fare una simulazione precisa:  sarà possibile calcolare i valori teorici dell’azione e del diritto di opzione, noto prezzo e numero delle nuove azioni, e quindi il costo che si richiede all’azionista che vuole aderire.

Poi partirà l’aumento, e i prezzi saranno determinati dal mercato : a quel punto bisognerà decidere in base al proprio prezzo di carico e alle aspettative future sull’andamento del titolo….tenendo presente che Unicredit non è MPS….

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