Mercati pazzi per Trump : pronta la ricetta economica per la Super Bolla

Scritto il alle 8:23 da [email protected]

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I mercati finanziari sono letteralmente impazziti. Si credeva che una vittoria di Trump, personaggio molto discutibile, avrebbe innescato un sell off sull’equity, invece è successo il contrario. Il Dow Jones sta volando verso i 19.000 punti, con una velocità fuori dal normale, disegnando un andamento parabolico tipico delle fasi di euforia incontrollata, che non si è mai visto in tutto il Bull Market partito nel 2008. Al contrario gli asset su cui gli analisti dicevano di puntare in caso di vittoria di Donald, stanno crollando, un esempio su tutti il Bund, ma anche l’Oro sta ritracciando.

Secondo gli analisti di Pioneer Investments, il mercato sta scontando un periodo di nuovo splendore economico, similmente a quanto avvenuto sotto la presidenza Clinton (1993-2001):

“Noi crediamo che nel medio e lungo termine, l’impatto della vittoria di Trump, anche se incerta, può essere positivo per l’economia degli Stati Uniti. Le politiche di de- regolamentazione e meno tasse di Trump, potrebbero essere molto stimolanti per la crescita del PIL degli Stati Uniti. L’aspetto che potrebbe in parte compensare queste politiche pro-crescita è la sua politica commerciale. Tuttavia, molti nel Congresso sono generalmente favorevoli del libero scambio, e questo potrebbe Trump al compromesso, mitigando gli aspetti più negativi della sua idea di commercio internazionale.” (source Advisorperspectives)

Il mercato azionario, che alla notizia dell’elezione è andato in crash, è immediatamente rinsavito, ha fatto due conti, è ora è proiettato verso nuovi massimi. Sarà Trump quindi ad innescare la nuova super bolla? E’ possibile, vediamo come.

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Questo è sostanzialmente quello che Trump “ha promesso”. Non possiamo dire al momento se resteranno solo promesse elettorali (in stile Italiano), ma alcuni punti del suo programma, se attuati, potrebbero avere risvolti molto negativi a lungo termine.

Con il senato a maggioranza repubblicana, Trump non dovrebbe trovare ingorghi sulla sua strada, per cui la maggior parte delle sue idee potrebbero essere agevolmente attuate. I punti cardine sono la riforma fiscale delle imprese e i tagli alle imposte sul reddito, l’incremento della spesa per infrastrutture e la difesa, che possono aumentare in modo significativo la crescita economica.

I tagli fiscali potrebbero incentivare le aziende a riportare parte della produzione negli Stati Uniti e incoraggiare l’aumento degli investimenti. Inoltre, Trump vuole abrogare l’Obamacare, con la conseguenza che i costi di assistenza sanitaria si ridurrebbero, incentivando il consumo, che è uno dei principali motori della crescita del PIL degli Stati Uniti. Sembra tutto facile a parole…lineare sulla carta…ma non è mai così nella realtà.

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La più grande incertezza, e non è una cosa da poco, è sulla futura politica commerciale degli Stati Uniti. Trump ha proposto l’imposizione di dazi e la rivisitazione degli accordi commerciali, e questo avrebbe un impatto notevole, anche sul Dollaro. Ma qui bisogna andarci cauti perché una revisione o addirittura l’abrogazione del Trattato di libero scambio del Nord America ( che fu introdotto da Clinton) necessita dell’approvazione del Congresso, che è in larga parte favorevole al libero scambio e quindi potrebbe mitigare di le idee di Trump, bisogna vedere di quanto.

L’impatto sul mercato? Potenzialmente positivo nel medio termine, con l’inflazione in aumento…e l’incognita Fed.

Si potrebbe aprire uno scenario del tutto nuovo, se Trump decidesse di attuare in pieno la sua politica. Vediamo perché. La politica fiscale accomodante avrebbe un impatto positivo e immediato sugli utili societari che beneficerebbero di minori imposte. A parità di condizioni si avrebbe crescita più rapida, un miglioramento degli Eps e delle valutazioni, contribuendo ad una spinta dei mercati azionari americani e dell’economia reale. D’altra parte, elevati rendimenti reali causati da un aumento della crescita del PIL, e l’aumento dell’inflazione, sarebbe negativo per i Bond governativi Usa. Inoltre un aumento del debito, comporta o almeno dovrebbe comportare, un aumento dei tassi…..e qui c’è un bel dilemma. Perché si farebbe il primo passo verso la fine della politica Zero Interest Rates, che è stata tanto cara ai mercati fino ad ora.

L’impatto di Trump sulla Federal Reserve può essere molto importante, ma non sarà immediato. Trump è stato critico nei confronti della Yellen, ma non può rimuoverla fino alla fine del suo mandato, nel febbraio 2018. Tuttavia, egli può nominare governatori per riempire i tre posti vacanti che si creeranno nel 2017. E poi ci sarà la nuova deregulation finanziaria…

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Quali sono invece i rischi che oggi il mercato non sconta?….vedremo l’S&P500 a quota 3200 punti alla fine dei 4 anni? E con quali valutazioni? (leggi qui)

Tante cose non quadrano. La prima è che con tagli aggressivi alle aliquote fiscali, accompagnati da un aumento della spesa, Trump farebbe lievitare il debito in brevissimo tempo. Sostenibile? NO! Il debito pubblico oggi è al 104%, e andrebbe spedito verso il 120% per cento del PIL. E quindi per renderlo sostenibile ci vorrebbe una crescita costante per anni, il doppio di quella stimata oggi: in pratica gli Usa dovrebbero crescere del 4% l’anno per i prossimi 8-10 anni. Possibile se si vendessero smartphone su Marte.

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Ma il punto più importante è la politica internazionale. Trump non solo ha minacciato di ripudiare il North America Free Trade Agreement (Nafta), e di voler rivedere tutti gli accordi, ma sopratutto pensa di imporre dazi del 35% – 45% sull’import dalla Cina.

E’impensabile mettersi a fare la guerra alla Cina, perché ci perderebbero in tanti, a cominciare dai colossi Usa: la Cina non starebbe a guardare, renderebbe difficoltoso l’accesso al proprio mercato. Il carrello della nostra spesa, è pieno di prodotti che sono in tutto o in parte Made in China, e ne risentirebbe il reddito reale. La Cina è il primo detentore di debito Usa al mondo, e in una guerra valutaria non scommetterei sugli Usa….quindi tira un bel respiro Donald…

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E poi c’è la questione energetica e ambientale che è un punto di scontro potenziale : non possiamo permetterci cambi di rotta sull’argomento. Non è ammissibile tornare indietro e puntare sul carbone e sul petrolio, non si può! E mi stupisce  molto vedere che una certa parte nuova della politica italiana, abbia festeggiato l’elezione di un candidato che punta sui combustibili fossili…e minaccia di usare la bomba atomica in Siria. Qui l’Europa dovrebbe far sentire la sua voce…e dovrebbe farlo presto….si vedono nuvole di tempesta verso l’orizzonte…

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