Negative interest rates policy (parte terza): Killing me Softly

Scritto il alle 9:11 da [email protected]

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I primi due capitoli di questa mini saga li trovate qui (prima parte) e qui (seconda parte)

Quando i tassi di interesse ufficiali sono scesi a zero, e le banche centrali hanno iniziato ad espandere i propri bilanci a causa delle crisi finanziaria del 2007, l’idea era che l’intervento dovesse essere del tutto straordinario e temporaneo. Dopo circa sette anni, la prospettiva di una uscita dalle politiche non convenzionali, e la conseguente normalizzazione della politica monetaria, sembra piuttosto remota e incerta.

I canali di trasmissione degli effetti all’economia reale dei quantitative easing sono essenzialmente 4:

  1. il canale del credito ovvero stimolare i crediti alle famiglie e alle imprese generando delle riserve libere nei bilanci bancari;
  2. canale dell’effetto ricchezza : la maggior valutazione delle asset class produce aumenti di patrimonio e quindi di consumi;
  3. ribilanciamento di portafoglio: si spinge ad investire su asset class più rischiose;
  4. effetto tasso di cambio : la svalutazione delle moneta per favorire l’export.

L’introduzione di tassi di interesse negativi sui depositi, unitamente agli acquisti di obbligazioni da parte delle banche centrali, hanno prodotto una situazione inedita : i tassi di interesse nominali negativi su lunghi tratti della curva dei tassi, in molte economie avanzate. A parte questo, in Europa non si è visto null’altro, al momento.

I fondi assicurativi, per realizzare un profitto prendono il denaro dei premi e lo trasformano in prestiti a lungo termine. I fondi pensione per generare profitti e per far crescere il denaro di cui hanno bisogno per pagare i benefici pensionistici, hanno costruito modelli di investimento su orizzonti di lungo periodo. L’obbligazionario non è l’unico canale, ma è un canale che oggi è venuto a mancare.

Ma veniamo agli Stati: cosa succede quando vengono pagati per indebitarsi?

Il tasso di interesse è una leva per l’economia. Il tasso che pagano sul proprio debito, li mette sotto pressione per ridurre il proprio debito! Questo è quello che chiedono in molti. Con i tassi di interesse a livelli ultra-bassi, o negativi i governi sono incentivati a prendere di più a prestito, e non solo i governi. E questo può diventare un disincentivo per la disciplina fiscale, perché i tassi di interesse ultra bassi posso essere fuorvianti e fare credere di potere gestire un debito che in realtà diventa insostenibile.

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In secondo luogo, tassi ultra-bassi o negativi, uniti ad acquisti su larga scala di titoli di Stato, portano ad una compressione artificiale degli spread sovrani, e ad un indebolimento la disciplina degli investitori e del mercato nel suo complesso. La convinzione che pervade i mercati finanziari è la seguente : “Le banche centrali possono trovare soluzioni ad ogni cosa.” E in questo contesto, il tassi di interesse distorti dalla realtà, possono produrre un modello basato sul maggior debito, che porta alla catastrofe finanziaria.

Il gioco del bastone e della carota

Quando i mercati finanziari sono drogati da una certa politica monetaria, essi  vengono distratti dalle vere sfide di politica economica, che sono l’innalzamento reale del potenziale di crescita, la produttività, lo sviluppo sostenibile, attuati attraverso riforme strutturali.
Dallo scoppio della crisi, molte economie sono ancora impantanate nella stagnazione, e non possono perseguire politiche espansive di bilancio. Purtroppo, in tali condizioni, la politica monetaria è inefficace.  Se le istituzioni finanziarie sono deboli, è improbabile che possano trasmettere impulsi gli monetari all’economia reale tramite un aumento dei prestiti. Ammesso che ci sia domanda di prestiti.
Il modo migliore per sollevare l’economia da una recessione di bilancio è aggiustare i bilanci in modo rapido, con l’aiuto di riforme strutturali. La politica monetaria può solo comprare tempo, ma non può sostituirsi alle riforme. Se il tempo comprato non viene utilizzato per affrontare le riforme strutturali, la politica monetaria accomodante prolungati si rivelerà controproducente dando luogo ad una serie di effetti indesiderati. Si chiama effetto distrazione….

Un lento cammino verso la tempesta perfetta

Oggi, le decisioni e spesso le non decisioni, le parole fumose e retoriche dei banchieri centrali, sono i drivers del mercato. Hanno praticamente preso il posto dei fondamentali nella determinazione dei prezzi di mercato di obbligazioni, azioni e tassi di cambio. Le valutazioni delle attività diventano distorte.

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Se gli effetti ricchezza sono positivi, come accaduto in Usa e Giappone,  la preoccupazione per il futuro inizia a svanire, perché si ha la certezza che in caso di bisogno, qualche colomba volerà. Ma non è detto che sia così. Cosa succede quando le banche centrali smettono di comprare le obbligazioni? I prezzi del mercato obbligazionario della zona euro inizieranno a riflettere immediatamente il rischio emittente. La stessa sorte toccherà ai prezzi delle azioni (non tutte) che sono artificialmente gonfiati, ma attraverso un processo più lento, perché il mercato è ancora schiavo della logica unidirezionale. Tutto può avvenire in modo molto molto lento….all’inizio.

La questione non è se questo accadrà di nuovo, ma quando…..

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