Crescita e tassi d’interesse ( parte 2): quanto si può alzare il tasso Fed?

Scritto il alle 8:33 da [email protected]

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La prima parte di questa serie di post sull’adozione dei N.I.P.R. è qui.

Nel 2008 l’intero sistema finanziario era sull’orlo del collasso. L’allora presidente della Fed Ben Bernanke, decise di utilizzare tutti gli strumenti che aveva a disposizione in quel momento. La decisione più ovvia era tagliare i tassi, in modo da fornire la liquidità necessaria al mercato, al prezzo più basso possibile. Nessuno avrebbe nulla da eccepire, era la prima cosa che ci si poteva aspettare.

S&P_tassi

Ma tenerli vicini allo zero per anni, è invece una cosa molto diversa. Guardando i dati storici degli indicatori macro economici, già 3 anni dopo l’economia Usa era tornata su livelli di crescita elevata. John Maynard Keynes stesso, che alcuni dicono di seguire, diceva che i tassi di interesse devono riflettere la realtà, e quando sono troppo bassi, e vicini alo zero, non sono capaci di incidere sul tasso di disoccupazione. Se li si tiene troppo bassi, essi perdono la loro efficacia nello stimolare la domanda di investimenti. C’è da chiedersi cosa avviene con tassi sotto lo zero. C’è da chiedersi quando e come le banche centrali riusciranno a liberarsi da questa paralisi in cui si sono cacciate.

Quanto questo sia stato fatto consapevolmente oppure no, non lo sappiamo. Ma viene il dubbio che un “capo della Fed”, debba saper quanto sta influenzando il mercato finanziario, e quanto l’economia reale. E non è tanto una questione di “quanto vengono vengono influenzati i mercati”, ma piuttosto di “quanto velocemente crescono”.

Il Dividend Yield dell’ S&P500 è attualmente di circa il 2%. Per guadagnare questo rendimento, si deve accettare il rischio della volatilità insita nelle azioni. Nessuno farebbe questo se potesse guadagnare lo stesso o anche più, acquistando buoni del Tesoro o con conti di risparmio bancari.

Possiamo quindi affermare che le Fed non si avvicinerà nemmeno alla soglia del 2%. Un tasso maggiore potrebbe essere nefasto per il mercato azionario, in quanto andrebbe a riequilibrare l’equazione rischio/rendimento. Quindi siamo bloccati, in un limbo in cui nessuno farà la prima mossa, perché ha paura degli effetti. La Fed non può utilizzare l’unica uscita disponibile senza destabilizzare i mercati. L’unica alternativa è quella di rimanere nella trappola e continuare a “menare il can per l’aia“, sperando che qualcosa cambierà. E l’unica cosa che posso immaginare a questo punto, è che vengano attuate le modifiche legislative che consentiranno alla Fed di comprare azioni, per consentirle di uscire dalla trappola in cui si è cacciata. Dico questo perché l’unico modo di uscire da una politica monetaria di cui non si può più fare a meno, è sostituirla con un’altra che sia ancora più insolita, e gradita al mercato.

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