Crescita e tassi d’interesse : la nuova era dei N.I.R.P. (Parte 1)

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La figura del banchiere centrale ha sempre rivestito un’ importanza fondamentale per l’economia, essendo colui che manovra una delle poche “leve” che fanno parte della cassetta degli attrezzi dei macro economisti. Dall’altra parte c’è la politica, responsabile dell’altra leva,  quella fiscale. In un mondo sempre più indebitato, i banchieri centrali sono diventati i protagonisti assoluti dello scenario, non tanto economico, ma di quello strettamente finanziario.

Una delle cose più difficili da accettare per un investitore razionale è la seguente : oggi nel mondo vengono scambiati 12.6 miliardi di dollari di titoli, di stato e corporate, a rendimenti negativi. Parliamo di un mercato attivo, in cui c’è liquidità. Quindi che cosa è successo? Gli investitori sono andati fuori di testa? No, semplicemente si comportano razionalmente in un mondo irrazionale,  spinto di forza nell’era dei NIRP (Negative Interest Rate Policy).

Che cosa è un tasso di interesse?

Il tasso di interesse è semplicemente il prezzo del denaro, è il prezzo della liquidità di cui si non dispone, mentre dalla parte del prestatore è il rendimento della liquidità di cui si dispone. Se non hai denaro oggi, ma confidi di averlo in futuro,  prendi a prestito una certa somma, in cambio della promessa di restituirla in futuro : ma la somma restituirai sarà maggiore di quella che hai preso in prestito, e questa somma aggiuntiva è l’interesse. Tale somma ha origine nel fatto che chi ti presta i soldi, sta rinunciando in quel momento alla liquidità e quindi è giusto che venga pagato per questa privazione.
Quindi che senso hanno i tassi di interesse negativi? Hanno senso soltanto in un caso : se la liquidità è indesiderata! Cioè, se si vuole che chi detiene la liquidità, la investa in attività più rischiose. Cioè si stimola consapevolmente il sistema ad assumere più rischio. Che può essere tanto quello di un investimento azionario, tanto quello diretto nel capitale di una impresa non quotata, nell’economia reale.

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La liquidità è una patata bollente?

Ma quando detenere la liquidità potrebbe essere indesiderabile? Insomma tutti vorremmo essere ricchi, diciamoci la verità. Lo sarebbe se non ci fosse nulla di valore da comprare con i soldi. Immaginiamo di esserci persi in un deserto con 10 mila € in tasca, che ce ne facciamo? Li daremo via tutti per un litro d’acqua e un passaggio da un cammello….ma non c’è acqua né cammelli. Quindi i soldi non ci servono a nulla… Ma in una intera economia? Il denaro è utile per acquistare beni e servizi, ma al di là di un certo punto, la liquidità diventa sconveniente, perché bisogna solo conservarla, senza che renda alcun che’.  Immaginiamo un mercato globale vicino al livello di saturazione. Quanti beni si possono ancora comprare? Un terzo Smartphone? Una seconda macchina? Una seconda casa?

Soluzione numero 1 : portare in negativo i tassi d’interesse

L’idea condivisa da un manipolo di banchieri centrali è questa:  i tassi di interesse più bassi creeranno una maggiore domanda di beni e servizi. Intuitivo : a parità di beni e servizi, se in giro c’è più liquidità, la gente spenderà di più. E qui però c’è un primo problema: i tassi d’interesse più bassi, significano che c’è più moneta reale per tutti? Il grafico sotto, mostra la correlazione positiva tra i tassi di interesse Fed e la velocità di circolazione della moneta :

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Più i tassi sono bassi, meno la moneta circola. Questo ci dire la teoria quantitativa della moneta. C’è più di una evidenza empirica che ci dice che le cose non sono così semplici : in America negli ultimi otto anni i tassi a breve sono stati prossimi allo zero e comunque ai minimi storici. Eppure, come misurato dal PIL, la crescita si c’è stata, ma è avvenuta in conseguenza di una grande crisi, quando l’economia si è scaricata in termini di maggiore disoccupazione, quindi lo spazio di crescita era naturalmente elevato. Ma da diverso tempo ormai, le stime di crescita del Pil vengono riviste al ribasso, e le prospettive sono per una decrescita globale. E questo avviene parimenti in Giappone, dove le politiche monetarie espansive vengono adottate da molto tempo.

Perché la moneta non circola?

Perché i tassi negativi non aiutano a spendere di più? Come abbiamo visto nel grafico precedente, i tassi di interesse non sembrerebbero avere un effetto immediato sulle transazioni nell’economia reale, ma sembrano averlo invece sulle transazioni finanziarie, e sui corsi azionari. Una prima risposta potrebbe essere quindi, che la moneta iniettata rimane all’interno dei sistema finanziario, perché a parità di rischio, rende di più. Ma non è così semplice, ci sono diversi altri fattori. A mio avviso uno dei più importanti è legato alla crescita generalizzata della disoccupazione giovanile, che costringe ad impiegare il risparmio delle famiglie nel sostenimento dei giovani che faticano a trovare un impiego. Uno dei più grandi temi, che centra poco con i tassi d’interesse, e che i governi e i banchieri centrali non hanno mai lontanamente toccato, è quello della disoccupazione tecnologica, ovvero della sempre maggiore sostituzione del lavoro con le macchine. Questo è un elemento fondamentale, ed è il principale fattore deflazionistico di lungo periodo. La tecnologia produce nuovo lavoro è vero, ma almeno nel breve, ne distrugge molto di più di quanto ne riesca a creare. E questo è potenzialmente deflattivo. Pensiamo alla tecnologia del web : quanto sarebbe costato nel 1980 ottenere la conoscenza che oggi tutti possono ottenere gratuitamente attraverso Internet? Qui però siamo in un contesto in cui è la politica che deve agire, e non il banchiere centrale. Tuttavia se il banchiere centrale non agisce in coordinamento con la politica, allora la politica monetarie diventa inefficace : perché funziona solo a livello teorico per intenderci.

Tassi, risparmio e…debiti

Il problema attuale dei banchieri centrali, sembra essere quello di portare le persone a risparmiare di meno e a spendere di più. Immagina di essere un pensionato che cerca di vivere degli interessi sul risparmio. Per raddoppiare un capitale in 20 anni, come promettevano i fondi di previdenza, basta investilo al 5% l’anno, cosa non difficile se si pensa che prima dell’introduzione dei NIRP, il Bund Tedesco nel 2008 rendeva una cedola del 4,50%. D’ora in avanti per ottenere questo sarà necessario investire in obbligazioni a lunghissima scadenza, e correre rischi maggiori come investire in titoli spazzatura, azioni ecc, compensando questo maggiore rischio, con un quantitativo maggiore di risparmio. E quindi, a parità di redditto riducendo la spesa da qualche altra parte.

I bassi tassi d’interesse, sono una manna dal cielo però, per le economie indebitate di oggi. Ma se una economia è indebitata, è anche vero che difficilmente potrà perseguire politiche espansive, e gli investimenti privati tenderanno ad essere più influenzati dalle aspettative di crescita futura, e dalla fiducia nel governo, che dai tassi di interesse. Nelle economie occidentali, i costi sanitari tenderanno ad aumentare( vedi la nostra Italia ), e con l’aumento delle aspettative di vita, e la riduzione del rendimenti a lungo termine dei fondi pensione, la gente sarà portata a trattenere il risparmio, invece che ad investirlo….

 ….to be continued….

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