Analisi S&P500 : il toro non molla, ma le valutazioni sono corrette?

Scritto il alle 9:09 da [email protected]

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Il recupero dell’indice S & P 500 negli ultimi 3 mesi è stato veramente eccezionale e l’ultima correzione è stata seguita da un forte impulso rialzista fino al muro dei 2100. Sarebbe da intendersi come un chiaro segnale rialzista se non fosse per il fatto che la borsa Usa è l’unica a mostrare una tale convinzione. Un Breakout dell’attuale livello di resistenza proietterebbe l’S&P ben al di sopra dei precedenti massimi. Ma questo entusiasmo sembra veramente eccessivo, in un mese caratterizzato da eventi che possono innescare una fortissima volatilità. Uno di questi lo possiamo considerare andato, perché dopo i dati di venerdì, dubito che il Board delle Fed avrà il coraggio procedere al secondo rialzo dei tassi ( ma lo avevamo già detto qui).

I margini e gli utili aziendali sono in trend negativo da un anno, in diminuzione del 20% dal picco dello scorso anno, mentre le quotazioni dell’S&P500 sono rimaste sullo stesso livello e di conseguenza il P/E che misura quanto è caro l’equity, è aumentato, e la sua nota variante il PE di Shiller è sopra quota 26x, valore che richiama prudenza.

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Il livello attuale degli Eps sull’S&P500 è 87,53, dopo aver raggiunto il picco di sempre a a 106,51 nel settembre 2014. Sei mesi dopo il mercato ha raggiunto il suo massimo, e ora è di nuovo su quei livelli. Se osserviamo l’andamento storico dei margini aziendali ( grafico seguente ), sembrerebbe che il peggio sia passato.

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Il grafico riporta la variazione anno su anno, che come si vede ha raggiunto un minimo storico. Il mercato non ha seguito il trend decrescente degli utili rimanendo sopravvalutato. E se ora il tasso di crescita dei margini aziendali dovesse tornare positivo, questo spingerebbe le quotazioni ad essere ancora più sopravvalutate per via del gap accumulato in precedenza.

Ma perché il mercato resta su questi livelli se gli utili sono in diminuzione? E’ uno degli effetti collaterali del QE e della politica dei tassi a zero prolungata all’infinito. Il grafico seguente ci mostra l’evoluzione storica della formazione del capitale e del debito.

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Questo grafico ci dice una cosa molto semplice : in passato il capitale fisico, cioè gli investimenti, sono stati finanziati prevalentemente con il reinvestimento degli utili. Ma dopo l’avvio della politica ZIRP ( Interessi Zero), il debito è cresciuto di pari passo con il nuovo capitale. Che vuol dire? Vuol dire che il prolungato periodo di denaro facile ha incoraggiato le imprese ad intraprendere un massiccio programma di riacquisto di azioni proprie, oltre 570 miliardi di dollari per l’S&P500 nel solo 2015. E questo ha contribuito a sostenere artificiosamente i prezzi delle azioni, mentre i flussi monetari dai fondi sono stati negativi.

Ma quando una società acquista azioni proprie, poi le deve annullare e ritirarle dal mercato, con il risultato che il P/E viene tenuto artificialmente basso, in quanto gli utili, vengono divisi per un numero inferiore di azioni, e quindi l’Eps ( utile per azione) risulta più elevato. Quindi massima attenzione, perché ad oggi lo Shiller P/E ( vedi qui ), che misura sinteticamente la convenienza del mercato, è già sul livelli di “allert”….ma dove sarebbe senza l’effetto buyback? Potrebbe essere anche più elevato.

L’analisi tecnica ci dice che si possono vedere nuovi massimi, ma potrebbe essere solo un illusione ottica…

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