Sell in May…and go away…

Scritto il alle 9:25 da [email protected]

snapus

Ricordo nostalgicamente il mercato come era fino allo scorso anno, correzioni contenute più o meno sempre nello stesso range, la stagionalità era rispettata e rendeva prevedibile quando entrare o uscire su determinati mercati, la volatilità era contenuta. Oggi finita l’era della superbolla Fed è tutto cambiato, volatilità su livelli che fino a due anni fa accompagnavano solo i momenti di correzione sopra la media, e mercati che si comportano in maniera più irrazionale che mai.

Il nostro benchmark è l’S&P500 ( grafico in basso a sinistra ) che non è riuscito a completare il breakout dei massimi, e ritengo più probabile un ulteriore pull back verso 2.000 punti. Il Dow Jones Transportation Average ( grafico in basso a destra ) che di solito anticipa gli altri indici, sta disegnando una Death Cross, e lo stesso sta avvenendo sul Nasdaq100.  Dovremo vedere la fiducia delle imprese Usa crescere, e i guadagni crescere, per rivedere i massimi. Ma l’economia degli Stati Uniti continua a confondere, contribuendo alla mancanza di entusiasmo delle imprese e dei consumatori. La Federal Reserve appare bloccata e indecisa, e il decennale Usa è vicino ai minimi del 2015 (grafico al centro in basso).

La manifattura Usa continua a lanciare segnali preoccupanti, dopo un buon inizio dell’anno, e ieri l’inidice Empire State di New York, il primo degli indicatori manifatturieri ad essere diffusi in settimana, è ritornato fortemente negativo (-9,2 vs +6,5 del consenso), mentre l’inidce Ism manifattureiro continua a ballare intorno all linea di demarcazione tra espanzione e ralentamento,tanto basta per festeggiare.

ismnonmanifacuring

Il dato dei servizi invece sta tenendo a galla tutta la baracca, con l’ISM Non-Manufacturing Index  in aumento a 55,7 da 54,5 e il suo sottocomponete degli ordini balzato a 59,9. Il mercato del lavoro è forte ma, come abbiamo notato in questi ultimi tempi, il tasso di crescita sta rallentando vistosamente. L’ultimo rapporto sull’occupazione ha regalato  160.000 nuovi posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 5,0%. I salari invece continuano a crescere, come gli stipendi medi orari che sono aumentati del 2,5% su base annua secondo il Dipartimento statunitense del Lavoro. Ma qui c’è qualcosa che non quadra. Se i salari aumentano e la produttività resta ferma, allora vuol dire che le imprese non stanno investendo in macchinari e tecnologia. I profitti delle imprese degli Stati Uniti hanno raggiunto il picco lo scorso anno e ora sono in trend negativo. La crescita dei salari in questo contesto è una buona notizia per i lavoratori, ma non per i margini di profitto (e potenzialmente per l’inflazione). Alla fine chiudiamo con il grafico più importante ( da Realinvestmendadvice.com ), quello che conta veramente…perchè in borsa alla fine si deve fare i conti con i profitti, ed é qui che i conti non tornano più…

S&P500 vs Earnings Realinvestmentadvice.com

 

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