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God save the Pound : la sterlina sconta il Brexit

Scritto il alle 9:53 da gianpierobn@finanza

pound

Il destino della sterlina nel prossimo futuro è legato alla prospettiva di un Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Tutto comincia nel 2013 quando il Primo Ministro del Regno Unito, David Cameron, aveva promesso che avrebbe negoziato condizioni migliori per continuare ad aderire all’Ue, prima di tenere un referendum in cui la popolazione sarebbe stata chiamata ad esprimersi : dentro o fuori dall’UE.

Lo scorso venerdì è stato raggiunto un accordo che il premier Cameron ha salutato come un successo e che di fatto attribuisce alla Gran Bretagna uno status speciale, cosa che non è ben vista da tutti i paesi, considerato anche che la UK ha già una posizione privilegiata in quanto ha conservato la propria banca centrale e la propria valuta.

L’accordo raggiunto è spiegato dall’infografica di Ansa.

ansa

Nella serata di venerdì la sterlina è balzata a 1.44 sul dollaro, salvo poi crollare già durante la sessione asiatica di lunedì, dopo che il sindaco di Londra Boris Johnson personaggio politico molto influente, si è schierato apertamente a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione.

Così la sterlina è crollata è ha trascinato giù anche l’euro, ha aperto con un gap down cosa che sul Forex non si vede spesso, mentre non c’è stato alcun effetto negativo sulla borsa di Londra, tra le migliori in Europa.

Sterlina vs dollaro - Grafico settimanale

Sterlina vs dollaro – Grafico settimanale

Le probabilità che un referendum possa portare all’uscita della Gran Bretagna sono basse ( si parla di un 35%).

I legami commerciali tra il Regno Unito e Unione europea sono comunque importanti. Circa il 45% delle esportazioni e il 53% delle importazioni del Regno Unito avviene con l’Ue, con 3,4 milioni di posti di lavoro britannici implicati.

Ogni anno Londra versa nelle casse di Bruxelles lo 0,5% del suo Pil, ma secondo gli studi della Confindustria britannica, l’adesione all’UE crea un un valore aggiunto tra i 62 e i 78 miliardi di sterline all’anno per l’imprenditorialità locale.
Il centro studi Bertelsmann Stiftung in collaborazione con l’Istituto di Munich ha calcolato che il Brexit costerebbe alla Gran Bretagna almeno 300 miliardi, e un calo potenziale del Pil del 12% in dieci anni.

Inoltre Londra è la più grande finanziaria d’Europa e alcune importanti istituzioni potrebbero spostare la sede in Europa nel caso di Brexit, al contrario un accordo che garantisca maggiore libertà a Londra darebbe una spinta positiva.

Ma se la borsa sembra dare per scontato che non ci sarà alcuna uscita, la sterlina sta precipitando verso i minimi di sempre, in area 1,35 nel 2009, che coincidono con quelli del 2001: sinceramente non mi aspettavo questo forte sell off soprattutto nei confronti dell’euro, e anzi ritenevo più probabile un ritorno degli acquisti durante questa settimana.

Se c’è un fondo ci siamo vicini ormai.

 

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