Quanto pesa la Cina sul nostro Pil?

Scritto il alle 10:00 da [email protected]

yuan

La nostra borsa ha praticamente azzerato i guadagni del 2015 in pochi giorni di contrattazioni, in questo inizio anno catastrofico. Piazza Affari è stata trascinata giù soprattutto dal settore bancario. Oggi Monte Paschi e Banca Carige sono state più volte sospese per eccesso di ribasso.

Ma i timori di un ulteriore rallentamento dell’economia cinese giustificano un simile sell off sul nostro indice o i timori del mercato sono altri?

Se restiamo nell’ambito dei mercati finanziari, uno starnuto in Cina può scatenare una tempesta dall’altra parte del mondo. Questo perché la Cina è semplicemente “Troppo Grande”.

E’ la seconda economia del mondo, quella con i più elevati margini di sviluppo, è la nazione più popolosa, è in grado di attivare una marea di investimenti in servizi e infrastrutture, il 40% della domanda mondiale di materie prime dipende da lei, e via dicendo.

E poi c’è un discorso di accessibilità al mercato, alle informazioni e di trasparenza : di economia Usa siamo tutti esperti, con tutti i blog, ricerche e risorse spesso free che ci sono in rete, mentre di Cinese ne capiamo ancora poco.

Ma in termini reali, quanto conta una variazione dell’ordine dell’ 1% o 2% della crescita cinese sull’Italia?

Italia - export dati al 2014

Italia – export dati al 2014

Ecco una fotografia del nostro export alla fine del 2014 ( da Trademap.org ) : l’Italia rappresenta il 3% dell’export mondiale.

Sull’asse orizzontale è rappresentata la quota di export verso i diversi paesi rispetto al totale esportato, mentre sull’asse verticale è rappresentata la crescita delle esportazioni nel periodo 2010-2014. Anche il colore è indicativo : il blu indica che il tasso di crescita delle nostro esportazioni è stato maggiore del tasso di crescita delle importazioni del paese partner ( espansione commerciale ), viceversa il il colore è in giallo.

In Cina siamo cresciuti dell’ 8% nel periodo di osservazione, ma la Cina rappresenta solo il 2% del nostro commercio estero, che per oltre il 50% circa è fatto di scambi intra – Ue.

Guardate la Germania :

Germania - export al 2014

Germania – export al 2014

Questi due grafici invece sono una fotografia sintetica delle composizione del nostro Pil nel 2000 e nel 2014 : non è cambiato molto, dipendiamo molto dai consumi, e poco dalle esportazioni.

Composizione del PIL Italiano

Composizione del PIL Italiano

Nel 2014 le esportazioni nette contano per il 3% del Prodotto Interno Lordo, la cui crescita dovrebbe avvenire soprattutto attraverso la ripresa dei consumi, che a sua volta necessità di una riduzione “reale” in primis della pressione fiscale.

La svalutazione dell’euro in un contesto in cui la maggior parte del nostro export si concentra verso paesi con la nostra stessa valuta, nel breve ha un effetto marginale se non addirittura negativo (vedi qui).

Export Italia - mercati di sbocco

Export Italia – mercati di sbocco

Il 66% di tutto il nostro export, viene destinato a 15 paesi ( vedi grafico ): in testa c’è la Germania, poi Francia, e quindi gli Stati Uniti che sono il nostro terzo partner commerciale, mentre solo il 2,6% dei nostri prodotti va in Cina.

Quindi la Cina conterebbe al limite per il 2,6 % del 3%, che fa 0,0007%, e non è nemmeno corretto, perché con la Cina siamo in Deficit di 19 miliardi, e questo nonostante l’Euro si sia deprezzato nei confronti dello Yuan, come visto nel post precedente.

Circostanza che avrebbe dovuto avvantaggiarci e rischia in vece di penalizzare ulteriormente la bilancia commerciale Italia – Cina, se lo Yuan dovesse deprezzarsi, ma siamo sempre sempre nell’ambito dello “zero virgola zero zero e qualcosa”.

C’è molto più da preoccuparsi di una eventuale recessione Usa, che dello scontatissimo rallentamento cinese.

Considerando il peso dei consumi sul Pil, probabilmente avrebbe molto più effetto una riduzione del 20% delle accise sui carburanti che una crescita delle esportazioni verso la Cina del 2%. E magari sarebbe anche una manovra a costo zero, considerando il contesto unico che vede l’euro fortemente svalutato proprio quando il petrolio è a 30 dollari al barile….

 

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2 commenti Commenta
giulixal
Scritto il 29 marzo 2016 at 15:37

Credevo sinceramente che le esportazioni verso la Cina fossero maggiori. Io ho un’azienda di tessuti realizzati artigianalmente, grazie ad antiche tecniche di lavorazione del cotone e della lana. Mi sono lanciata da poco nel mercato internazionale, scegliendo per il momento la Russia e la Cina. La Russia, perchè da sempre grande amante dello stile italiano, mentre la Cina come economia nuova e potente che nel giro di pochi anni diventerà forse al pari degli USA. Io ho optato per Make Italy Selection, un’azienda leader nell’esportare in Cina. Tra poco meno di un mese aprirà il Mall di Shimao (www.makeitalyselection.com) e conto di fare oltre che ad una bella figura, anche ottimi ricavi da reinvestire qui in Italia.

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gianpierobn
Scritto il 30 marzo 2016 at 11:49

Non siamo una economia export dipendente, ma questo non dipende dalla qualità dei prodotti e degli impenditori, ma dal contesto ultraburocratizzato e tassato in cui viviamo, che non favorisce gli investimenti all’internazionalizzazione dei piccoli. E’ bello il tuo messaggio, un grande in bocca al lupo per la tua attività…qualità, innovazione e capacità e volontà, sono la chiave per competere a livello globale. Ho visitato il portale che hai segnalato, non lo conoscevo, è molto utile….bella testimonianza…grazie!!

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