La svalutazione dell’Euro è davvero un vantaggio?

Scritto il alle 10:13 da [email protected]

Lo scorso venerdì l’ Istat ha diffuso le stime del Pil Italiano che è risultato positivo per il terzo trimestre consecutivo, anche se meno delle attese. La crescita su base trimestrale invece ha subito una flessione, passano dallo + 0,3% al + 0,2%. Quali sono gli elementi positivi ?

Osserviamo il grafico dell’Istat che ci mostra il contributo delle diverse componenti nell’ultimo trimestre.

Contributi al PIL - Istat

Contributi al PIL – Istat

E’ indubbiamente positiva la ripresa dei consumi delle famiglie che tornano ad avere un peso importante dopo diverso tempo.L’auspicio è che questo contributo non sia solo stagionale, ma possa progressivamente aumentare il suo peso, perché solo così si potrà parlare di una vera ripresa dei consumi interni così tanto importati per la nostra economia. Anche questo trimestre ha avuto un impatto forte la variazione delle scorte, e a mio modo di vedere questo è meno positivo, tuttavia vi è una lieve diminuzione della loro incidenza rispetto al trimestre precedente. Le esportazioni nette invece, continuano ad avere un effetto marginale, addirittura negativo negli ultimi trimestri. Questo nonostante il forte deprezzamento dell’euro nei confronti delle principali valute.

bilancia

Guardando il grafico del nostro saldo commerciale, sembrerebbe che al momento la svalutazione dell’euro non stia dando l’effetto sperato sulla domanda Extra UE dei nostri prodotti. Questo per una serie di motivi. In primo luogo perché l’adeguamento della domanda estera è lento e non immediato. Secondo la teoria macroeconomica, l’effetto del deprezzamento del tasso di cambio sul saldo della bilancia commerciale è inizialmente negativo, mentre gli effetti positivi arrivano nel tempo. Questo effetto (noto come effetto J ) è dovuto al fatto che, nel breve periodo, l’elasticità della domanda rispetto al prezzo è bassa. Almeno in “teoria”. C’è da sperare quindi che nel medio termine le nostre esportazioni possano beneficiare in misura maggiore del cambio favorevole, perché uno dei più importanti benefici attesi dal quantitative easing, è proprio questo, favorire le esportazioni.

Ma nella realtà gli effetti positivi della svalutazione potrebbero essere minori dei quelli attesi e in ogni caso la facile equazione svalutazione = competitività’ è tutt’altro che scontata, vediamo perché.

Il principale partner commerciale dell’UE, e l’Unione stessa, che assorbe quasi i due terzi della produzione. Per l’Italia la situazione non è molto diversa e oltre la metà delle merci esportate finisce in paesi area euro.

Import Export per destinazione - Istat novembre 2015

Destinazione Import Export – Istat novembre 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la metà dei prodotti esportati non possiamo quindi aspettarci alcun aiuto dall’effetto cambio, anzi se i beni esportati sono prodotti usando materie prime e componenti importati da aree Extra- Ue, l’effetto potrebbe essere anche negativo.

Diverso è il discorso per le merci prodotte in UE ed esportate nei paesi Extra – Ue. In questo caso un deprezzamento dell’euro che avviene in un contesto di bassa inflazione, si traduce in una maggiore competitività dei prezzi e della produzione UE.

Export italiano extra Ue - Istat novembre 2015

Export italiano extra Ue – Istat novembre 2015

 

Un banale esempio. Si immagini che l’azienda italiana Alfa produca elettrodomestici , che i prodotti siano interamente assemblati in Italia, e che tutti i componenti, nessuno escluso, siano prodotti in Italia insomma Made in Italy al 100%. Il costo di produzione è 100 € e il prezzo di vendita diciamo 150 € e il maggiore mercato di sbocco gli Usa. Semplificando al massimo, se l’esportatore tiene fermo il prezzo di vendita, rinunciando ad un extra profitto immediato, l’importatore americano porta contare su un prezzo attuale in dollari di  160$ ( cambio 1.07 ) rispetto ai 200 $ ( al cambio 1,35 ) di qualche mese fa’. Se l’elasticità della domanda  è elevata, l’esportatore potrà vedere un espansione della domanda e puntare ad accrescere le proprie quote di mercato. Abbiamo però fatto una serie di semplificazioni non da poco. Il meccanismo di trasmissione degli effetti positivi della svalutazione all’economia reale è complesso. Domandiamoci : esiste ancora il Made in Italy al 100%?

Import - Export per categoria - Istat novembre 2015

Import – Export per categoria – Istat novembre 2015

 

Fino a che punto possiamo parlare di Made in Italy ? Oggi i processi produttivi sono molto frammentati. Un prodotto che viene assemblato in un certo paese e ne porta il marchio, utilizza materie prime, semilavorati e componenti che vengono prodotti praticamente in tutto il mondo. Maggiore è la complessità del prodotto, maggiore sarà il contributo di prodotti intermedi. E maggiore è il contributo di questi ultimi, minore sarà l’impatto dell’effetto cambio. Fino al punto da essere completamente azzerato laddove la maggiore competitività del prezzo all’esportazione, viene erosa dal maggior costo dei beni intermedi importati. Conclusione: attenzione alle frasi tipo “il QE sta funzionando, l’euro scende e gli esportatori festeggiano”….perché è tutto da vedere. E in tutto questo non abbiamo preso inconsiderazione l’aspetto più importante : cosa faranno gli altri paesi? Gli effetti positivi del deprezzamento di una valuta sono meno scontati di quanto apparentemente potrebbe sembrare, sono complessi e legati all’iterazione di diverse variabili, alcune delle quali non sono sotto il nostro diretto controllo, come le mosse degli “altri” nella Currency World War One…..

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